NOVEMBRE 2022

30/11

L'UOMO DELL'IMPOSSIBILE - Volume 5

(da un mio post del 30/11/2022, qui)

Prosegue in questo volume la traiettoria iniziata in quello precedente – focalizzato sugli anni ’40 e ’50 – analizzando e riunendo materiale sparso, raro e inedito degli anni ’60 e ’70, epoca in cui Rol si aprì di più al pubblico con l’obbiettivo di far conoscere le sue scoperte, il suo pensiero e correggere informazioni imprecise sul suo conto che ormai avevano cominciato a girare. È l’epoca in cui venne avvicinato in particolare dagli studiosi di parapsicologia che oltre a volerlo conoscere e verificare cosa di vero ci fosse sulla sua leggenda, speravano anche di convincerlo a sottoporsi ad esperimenti in condizioni di controllo, ovvero “in laboratorio”.

Questo non è l’”ennesimo” libro su Rol. Piuttosto fa parte della fase 2.0 della sua biografia, cominciata solo negli ultimi anni e ancora agli inizi, che si differenzia dalla fase 1.0 per il livello di precisione, approccio rigoroso, approfondimenti e spiegazioni necessari non solo per riconoscere la grandezza della sua figura e la profondità del suo pensiero o l’estensione delle sue possibilità supernormali, ma soprattutto per arrivare a comprendere che cosa effettivamente ci ha voluto lasciare, ovvero una serie di indicazioni per giungere dove lui era giunto, quella “coscienza sublime” che consente sì le straordinarie possibilità che lui e pochi altri nella storia hanno saputo esprimere, ma soprattutto che è l’accesso a una dimensione molto più vasta di quella esperita dai sensi, che trascende spazio tempo e materia e si spinge oltre la vita, e che è in grado di mutare radicalmente, per coloro che la raggiungono, significato e prospettiva esistenziali, non più limitati dai soli impulsi biologici, dalle speculazioni intellettuali e in generale dai condizionamenti temporali e materiali.

Rol ha seminato le tessere del suo mosaico tutta la vita, perché non era possibile fare altrimenti, vista l’immaturità prevalente dei suoi contemporanei.

Questo volume completa la ricomposizione di una area di quel mosaico. Naturalmente... to be continued...

Franco Rol Uomo Impossibile 5 2022

 
* * * * *

21/11

(da un mio post del 21/11/2022, qui)

La lettera originale del sindaco di San Secondo di Pinerolo del 3 maggio 1945, dove ringrazia Rol per il suo operato di bene durante la Seconda Guerra Mondiale.
(pubblicata per la prima volta in B&N nel IV volume de L'Uomo dell'Impossibile, 2022, e qui per la prima volta a colori)

Lettera ringraziamento a Rol da sindaco S Secondo CLN 1945


OTTOBRE 2022

22/10

L'UOMO DELL'IMPOSSIBILE - VOLUME 4

(da un mio post del 22/10/2022, qui)

Dopo aver classificato, riunito e analizzato – nei primi tre volumi – la fenomenologia di Rol emersa tra il 1949 e il 2022, in questo quarto volume riunisco invece documentazione inedita degli anni ’40 e ’50, articoli ed estratti da libri dell’epoca, collocati cronologicamente e analizzati nel dettaglio.
Dalle lettere di Pitigrilli a Rol, a quelle di Merle Oberon e Norma Shearer, passando per un esteso dossier sulla Carrozza di Napoleone donata da Rol all’Ordine Mauriziano, un nuovo studio approfondito che si propone, come di consueto, di fare chiarezza, correggere, puntualizzare e rivelare nuovi elementi della biografia e del pensiero di Rol, contestualizzati in maniera seria e col corredo di estese note, fonti precise e numerose immagini, inframezzate nel testo.
Il libro si può leggere anche senza avere i volumi precedenti, non essendone la continuazione.

Ad esso ne seguirà a breve (novembre) un altro con la stessa impostazione e ragione d’essere, ma focalizzato sugli anni ’60 e ’70.
Un lavoro quantomai necessario vista la crescente condivisione di materiale originale senza il corretto contesto e analisi critica.
La vera biografia di Rol, quella approfondita, sta cominciando solo ora...

Franco Rol Uomo Impossibile 4 2022


AGOSTO 2022

28/08

(da un mio post del 28/08/2022, qui)

Chi si accosta per la prima volta alla biografia e fenomenologia di G.A. Rol può, legittimamente, non credere all'inizio a ciò che si racconta di lui. La derisione e il sarcasmo però, o persino l'insulto, prima di essersi informati un po' meglio, non aiutano, e non sono indice di intelligenza né di razionalità. Se centinaia di persone, non poche con intelligenza al di sopra della media e persino esperti di illusionismo, hanno testimoniato in suo favore, sarà forse il caso di prendersi un po' più di tempo per analizzare meglio i fatti. Su questa pagina abbiamo già avuto occasione di fare post continuativi sullo stesso tipo di fenomeno/prodigio, per mostrare, attraverso l'analisi comparata delle testimonianze, che non si tratta di dichiarazioni soggettive fantasiose di qualcuno, isolate, ma di fenomeni ricorrenti, oggettivi, riferiti da persone degne di fede, magari ad anni di distanza, che non si conoscono e che non erano a conoscenza che altri avevano testimoniato lo stesso genere di fatti. Si tratta poi molto spesso di gente "normale", che mai ha avuto interesse o curiosità per i cosiddetti "fenomeni paranormali" e che semplicemente se li è trovati davanti. Il "caso Rol", per la vastità e complessità della fenomenologia, così come per il fatto che, come per nessun altro, siano state raccolte centinaia di testimonianze, è un caso unico al mondo, che però trova riscontri, qua e là, nella storia delle religioni (includendovi anche la "ricerca psichica"), che conferma, da millenni, l'esistenza di possibilità come quelle da lui manifestate.

Ciò premesso e ribadito, collegandoci all'episodio di cui al post precedente, riferito da Rosina Goffi (la matita che da sola, come mossa da una mano invisibile, si mette a disegnare un disegno di Claude Monet), eccone un altro che appartiene alla stessa categoria raccontato dalla dott.ssa Anna Provana di Collegno:

«Gustavo arrivò con tre tele di varie dimensioni – tele bianche, non incorniciate – mi disse: “Scegli quella che vuoi”, e io ne scelsi una. Dopodichè mi disse: “Cosa desideri?”. Io risposi: “Un paesaggio, possibilmente con dell’acqua”. Dice: “Benone”. Allora mise questa tela su un cavalletto, posò la tavolozza con i colori e i pennelli, si alzò. Questa mia amica – nostra ospite – disse: “Per favore Gustavo non spenga la luce che abbiamo paura”, e Gustavo si mise a ridere e dice: “No no, non la spengo”, e lasciò una abat-jour accesa, e andò nella stanza vicina. L’altra amica mia che era presente, e che si definiva una scettica, invece ha voluto vedere bene quello che succedeva. Quindi vedeva Rol nell’altra stanza, ma quello che veramente può stupire tutti, lei ha visto benissimo i pennelli che dipingevano, in aria, che si muovevano velocissimi sulla tela, e i pennelli erano due».

L'amica scettica, Giordana Valperga di Masino, interpellata, aveva confermato:

«Mi ricordo benissimo di questa famosa serata. Eravamo in tre e c’era il dott. Rol. Ricordo bene che anche nel salotto c’era penombra, solo la luce di queste due abat-jour, e vicino a me c’era questo cavalletto con una tela bianca, ed io ero la più vicina al cavalletto, a circa due metri. E soprattutto... ero molto attenta. Il dott. Rol... è uscito dal salotto che era separato da un arco e da un altro ambiente. A questo punto io ho visto due pennelli – non uno – due pennelli alzarsi sulla tela bianca e ho udito distintamente un certo scricchiolio, me lo ricordo ancora benissimo, e il tutto sarà durato però, secondo me, almeno 10 minuti. E le mie amiche erano un po’ paurose, tant’è vero che non hanno guardato, non hanno voluto guardare».
(da: F. Rol, L'Uomo dell'Impossibile, vol. I, 3a ed. 2015, p. 278)

* * * * *

16/08

(da un mio post del 16/08/2022, qui)

Come già anticipato nei giorni scorsi, gli scettici non stanno a guardare: emblematico che oggi il prof. Piergiorgio Odifreddi, sostenitore del Cicap, invece che dimostrare autentico spirito scientifico e prendere in considerazione, per esempio, la testimonianza di Carlo Buffa di Perrero riproposta qui ieri – che a differenza di lui conobbe bene Rol ed era un conoscitore delle tecniche illusionistiche – ha pensato di riproporre sul suo canale youtube un video (preso direttamente da uno dei canali di Rol gestiti dall'amministratore e scrivente di questa pagina, Franco Rol, e pubblicato nel 2014, qui) di un battibecco del 2005 in una nota trasmissione [Matrix] di Enrico Mentana su Canale 5, e di cui lo scrivente aveva fornito la seguente didascalia:

«Durante una nota trasmissione del 21/09/2005, si parla a un certo punto di Rol. Sono presenti in studio Piergiorgio Odifreddi, Massimo Polidoro e Vittorio Messori. Vengono presentate anche due brevi interviste, piuttosto banali, a Paola Gassman (figlia di Vittorio), e Nori Corbucci. Dopo la pietosa puntata di "Porta a Porta" dedicata a Rol nel 2003, questo programma presenta un'altro teatrino abbastanza patetico... Inutile dire che le opinioni di Odifreddi e Polidoro sono pure e semplici speculazioni che si basano sul sentito dire e su un marcato pregiudizio privo di obbiettività e competenza, non avendo mai incontrato Rol e non conoscendo se non approssimativamente le fonti che lo riguardano. Messori purtroppo non è l'ospite più indicato per difenderlo, avendolo sì conosciuto ma non frequentato a sufficienza da poter escludere senza ombra di dubbio che l'illusionismo gli era del tutto estraneo. Questa certezza d'altronde ce l'hanno per l'appunto solo coloro che frequentarono Rol assiduamente, avendo tutte le occasioni possibili per tentare di scoprire eventuali sotterfugi nei suoi esperimenti. Anche la dichiarazione di Nori Corbucci sulle carte da gioco è quella di chi ha visto questi esperimenti una sola volta, perché nessuno che li abbia visti almeno più di due volte può avere il minimo dubbio sul fatto che abbiano una natura completamente diversa da quelli della cartomagia (si veda in proposito il nostro studio L'Uomo dell'Impossibile dove riferiamo delle analogie con gli esperimenti del "gruppo Poutet" di Bruxelles negli anni '20 del secolo scorso).»

Dal 2005 ad oggi, testimonianze e conferme su operato e autenticità di Rol sono diventate via via sempre più numerose e autorevoli, e più di un esperto di illusionismo, non solo Buffa di Perrero, ha testimoniato a suo favore. Eppure Odifreddi preferisce rimanere nella sua gabbia ideologica, cristallizzarsi al 2005, e disattendere, va ripetuto, l'autentico spirito scientifico, la cui base e premessa è costituita dai FATTI, ovvero il fact checking. Chi non vi si attiene, non può che appartenere alla schiera degli irrazionali, nonostante tutte le pretese di facciata e le parole forbite osannanti il metodo scientifico, che non viene invece applicato. Predicare bene e razzolare male, as usual.

[p.s. Il titolo scelto da Odifreddi, con la domanda "ciarlatano o mago?" è dello stesso genere di quello scelto da Massimo Polidoro in un altro video diffamatore, intitolato "medium o impostore?".
La scienza si fa a partire dalle domande giuste. Né Odifreddi né Polidoro propongono una alternativa corretta, essendo tutte e quattro sbagliate. Complimenti...]

* * * * *

15/08

(da un mio post e video del 15/08/2022, qui)

Riproponiamo, in collegamento con i post precedenti, una testimonianza importante in un video che abbiamo pubblicato già nel 2017 su questa pagina.

ll dott. Carlo Buffa di Perrero, agente di viaggi e imprenditore, fu con il padre Ermanno tra i fondatori del Circolo Amici della Magia di Torino, e conobbe bene Gustavo Adolfo Rol. Buffa, che aveva buona conoscenza delle tecniche e del modo di agire degli illusionisti, ha dichiarato più volte di aver provato amichevolmente a cogliere in fallo Rol, senza mai riuscirci. Ha escluso categoricamente che Rol si servisse di tecniche illusionistiche. Ha cominciato a far conoscere la sua opinione soprattutto al seguito delle speculazioni, al limite della diffamazione, di illusionisti e scettici che, pur non avendo conosciuto Rol, avevano fatto illazioni sulla base di testimonianze altrui, costruendo scenari forzati e ad hoc per voler spiegare i prodigi di Rol con l'illusionismo. Costoro si sono ben guardati dal contattare chi, come Buffa di Perrero, parlava per esperienza diretta e non per sentito dire, e quando la sua testimonianza è divenuta pubblica, l'hanno ignorata; e quando non hanno potuto ignorarla l'hanno sminuita. In questo video abbiamo raccolto i commenti che Buffa di Perrero ha fatto in 4 diverse occasioni: nel 2003 durante una conferenza dedicata a Rol per il centenario della nascita (contributo audio piuttosto lungo, messo in coda), nel 2004 durante una trasmissione televisiva di una rete piemontese, nel 2005 per un documentario su Rol e nel 2007 per la trasmissione Enigma su Rai Tre.

* * * * *

13/08

(da un mio post del 13/08/2022, qui)

Morto oggi il giornalista Piero Angela, che ebbe purtroppo nei confronti di Rol (e non solo) un atteggiamento pregiudiziale oltreché non onesto. La storia della scienza peraltro è piena di persone sedicenti razionali che di fronte a nuovi paradigmi dimostrano invece grande irrazionalità.

[p.s. Il post – che ha già suscitato fin troppi commenti fuori luogo – intende qui ricordare come Angela trattò Rol, ciò che ebbe conseguenze serie sia sugli ultimi 16 anni della sua vita (1978-1994), causandogli afflizione e tristezza, che sull'apertura che Rol, attraverso Angela, sperava di dare alla scienza. A chi ritiene che oggi non sia il momento giusto si fa notare: 1) che oggi, come si leggerà al fondo, dovrebbe essere il momento dell'"incontro"; 2) che altri media e pagine non si sottraggono ad associare Angela a Rol, oggi, dipingendo Rol, al solito, in maniera inappropriata. Ragion per cui, qui si è ritenuto opportuno ricordare, come termine di paragone e atto dovuto, cosa successe con Rol, evitandogli una ulteriore diffamazione anche oggi, e domani, e dopodomani, come se non bastasse il quasi mezzo secolo trascorso di insinuazioni gratuite e superficiali. A chi lo ignora, questa pagina in passato ha dedicato numerosi post alla questione, può cercarli attraverso la stringa di ricerca.]

A proposito di Angela, nel 1986 il giornalista Renzo Allegri riferiva:

«Un giorno [del 1977] Rol mi disse: “Mi ha telefonato il giornalista della RAI Piero Angela chiedendo di incontrarmi. È torinese come me, amico di amici miei, ed è un giornalista molto serio. Ho visto le sue corrispondenze dal Belgio, dove era inviato, e mi sono sempre piaciute. Come lei sa non incontro volentieri giornalisti, ma a questo concittadino non posso dire di no. Sembra che la RAI voglia farmi un grande servizio, ma non so ancora niente di preciso. Comunque in questo incontro Angela mi spiegherà il suo progetto che poi valuterò. Ci terrei molto se potesse essere presente anche lei”
“La ringrazio”, risposi. “Ma penso che Piero Angela desideri incontrarla senza la presenza di altri giornalisti. Sta lavorando ad un progetto e probabilmente non desidera che sia conosciuto prima della sua completa realizzazione”.
Dopo una settimana Rol mi telefonò per raccontarmi come era andato l’incontro. Me ne parlò con entusiasmo. Mi disse che Piero Angela era un giornalista distinto e molto intelligente.
Come sempre, l’incontro era avvenuto alla presenza di altri amici di Rol, i quali furono tutti concordi nell’esaltare la cortesia del giornalista.
Qualche tempo dopo, Angela iniziò una serie di puntate televisive sulla parapsicologia che avevano l’unico obiettivo di screditarla a tutti i costi. Al termine delle puntate, pubblicò un libro scritto con lo stesso tono e gli stessi obiettivi. Nel libro dedicò alcune pagine anche a Rol, riferendo l’incontro avuto [con lui] e ironizzando ferocemente sugli esperimenti osservati.
Non è mia intenzione discutere su quelle pagine. Gli esperimenti di cui Angela riferisce nel suo libro, sono ben diversi da quelli osservati da me e da innumerevoli altri testimoni qualificati, alcuni dei quali sono stati citati anche in questo libro. Angela riferisce di “giochetti“ ingenui, ridicoli e conclude che Rol è un prestigiatore da quattro soldi, sul quale sarebbe opportuno ‘stendere un cortese velo di silenzio'.
Le pagine di Angela destarono l’indignazione di tutti gli amici di Rol, anche perché, implicitamente si sentirono trattare da stupidi. In particolare quelli che erano presenti all’incontro con Angela, i quali giurano che, quella sera, gli esperimenti non si erano svolti come li ha raccontati il giornalista nel suo libro. “Einstein, Fermi, Valletta, de Gaulle, Pitigrilli, Buzzati, Fellini, Casalegno e decine di altri celebri personaggi che in cinquant’anni hanno assistito agli esperimenti di Rol, prima di Angela, erano tutti deficienti?”, dicono gli amici... Nessuno però è riuscito a trovare il modo per protestare pubblicamente»
(Allegri, R., Rol l’incredibile, Musumeci Editore, 1986, pp. 91-92)

Il dott. Alfredo Gaito, medico curante di Rol e vicepresidente dell’Ordine dei Medici di Torino, aveva dichiarato:

«“[Piero Angela] ha cercato di demolire il ‘mito Rol’, scrivendo cose che non corrispondono alla verità. E questo io lo affermo anche perché ero presente, con mia moglie ed altre persone, all’incontro che Angela aveva sollecitato da Rol. Tutte le insinuazioni su eventuali mistificazioni sono assolutamente gratuite e non giustificate. Quella sera Angela non ebbe nulla da eccepire su quanto aveva visto e udito. Nel suo libro, invece, insiste sulla possibilità che quelle mistificazioni siano avvenute. Ma se così fosse stato, perché non lo rivelò subito facendone notare la flagranza? Sarebbe stato molto più onesto.
Riferendo l’episodio della lettura delle prime parole nella pagina di un libro chiuso, fatto da Rol, Angela afferma di aver veduto Rol sbirciare quella pagina prima di riferire quelle parole. Ebbene, tutti sanno che Rol ha compiuto questo esperimento anche per telefono, leggendo righe intere di libri in casa di persone che abitavano in città lontane. Un giorno incontrai Rol per strada. Avevo in mano un libro appena comprato e ancora incartato. Rol non sapeva affatto che libro fosse. Da me sollecitato ‘lesse’ la prima riga di una determinata pagina da me scelta. Non poté certo sbirciare quelle parole perché io disfeci l’involucro del libro solamente dopo che Rol aveva ‘letto’.
Sarebbe facile raccogliere molte testimonianze sulla lettura di libri e fogli scritti e conservati in cassetti o scatole chiuse. L’affermazione quindi di Angela è gratuita. Come ho detto, avrebbe dovuto manifestare subito il suo dubbio, non scriverlo più tardi, quando Rol non era in grado di smentirlo”.» (ib., p. 118)

Sempre nel 1986, Rol concederà una intervista al giornalista Remo Lugli, pubblicata su “La Stampa”. Nel finale Lugli scriveva:

«Il dottor Rol mi dice poi di aver aggiunto nel suo testamento una postilla ove dichiara che tutto quanto ha scritto tempo fa su di lui un noto giornalista che tratta argomenti scientifici, è falso.
“Egli ha mentito su quanto mi ha veduto fare, nel modo che l'ha veduto fare e su quanto mi ha sentito dire. Io sono convinto che egli abbia agito col deliberato proposito di ditruggere in me la dimostrazione di tutto ciò che lo spirito umano può compiere quando si ispira a Dio. Tale comportamento mi fa pensare che egli in Dio non creda affatto, ma io lo attendo per quel giorno quando mi incontrerà nell'Aldilà e gli punterò contro il mio dito indice, non tanto per il dispiacere che può avermi procurato, quanto per l'avere, con il suo comportamento, chiuso quella porta che io avevo socchiuso alla Scienza”»
(Lugli, R., Rol: l'altro mondo è in mezzo a noi, La Stampa, 24/05/1986 - Tuttolibri, p. 1) [p.s. 2024: articolo integrale riprodotto e commentato nel vol. X de L'Uomo dell'Impossibile, 2024, p. 184 e sgg.]


LUGLIO 2022

26/07

(da un mio post del 26/07/2022, qui)

Un commento [del 24/07] sul mio lavoro divulgativo e su G.A. Rol da parte del dott. Pierangelo Garzia, autore, divulgatore scientifico (qui un suo profilo) e anche attento conoscitore, con approccio razionale, di quei fenomeni che ancora non hanno una dimostrazione solida in campo scientifico.

«Rol, un "Buddha d'Occidente"

Franco Rol sta realizzando un lavoro titanico. Di anno in anno sta mettendo assieme, con i suoi volumi e con tutta la sua incessante attività in rete, un “corpus roliano” che pesa, anche fisicamente, su tutti coloro che ancora nutrono scetticismo su quanto fosse grado di produrre Rol con i suoi esperimenti. Pesa su tutti coloro che liquidano quanto era in grado di produrre Rol alla stregua delle routine di un illusionista o di un mentalista. Troppe le testimonianze indipendenti, anche di personaggi autorevoli e di rilievo, persino entrati nella storia. Troppi gli intrecci, gli episodi nell’arco di una intera vita che hanno toccato le vite di tantissime persone, non solo in Italia. E siccome, grazie alle serrate indagini di Franco Rol e alla facilità di comunicazione dei moderni mezzi informatici, le testimonianze diventano sempre di più, ovviamente avvalorate da un ossessivo lavoro di riscontri multipli e incrociati, non è ancora possibile stimarne il numero esatto.

Chi era dunque Gustavo Adolfo Rol per Franco Rol che, per orientarsi nella messa a fuoco della figura del lontano parente (il nonno omonimo Franco Rol era cugino di Gustavo), ha tra l’altro approfondito lo studio comparato della storia e della filosofia delle religioni, soprattutto dell’area orientale, alla disperata ricerca di figure di mistici che presentassero caratteristiche similari. Dato che in occidente fino a Rol non è mai esistita una figura simile, al punto di reiterare su di lui definizioni che suscitavano il suo massimo disgusto e rigetto, come “mago”, “sensitivo” o “medium”. Definizioni che pure Franco Rol rigetta con forza, decisione e insistenza. Constatando come, anche nella storia delle religioni molte figure di mistici e di santi, perfino lo stesso Gesù, furono agli inizi fraintesi e scambiati per “maghi”.

Ritorna dunque la domanda: chi era Gustavo Adolfo Rol secondo Franco Rol, dopo tutte queste sue ricerche forsennate, costanti, di anni e anni? Rol era un maestro illuminato che si serviva dei suoi esperimenti, realizzati in modo “normale”, in un clima disteso e giocoso (spesso si rimarca l’animo infantile e burlone di Rol, una sorta di “giullare divino”), senza rituali di sorta, spesso in ambito domestico, per mostrare a quanti fossero in grado di capirla (o almeno “intuirla”) la trama spirituale che sottende la realtà materiale.

Si attribuisce grande dignità agli “esperimenti mentali” nella scienza e nel calcolo mentale, perché non dovremmo fare altrettanto con gli esperimenti roliani? Se l’esperimento ha lo scopo di dimostrare qualcosa, l’esperimento roliano aveva, al pari, l’intendimento di dimostrare qualcosa oltre l’apparente e il consueto.

Se dunque Rol, attraverso la “coscienza sublime” di cui parlava e che riuscì a realizzare dentro di sé, era in grado di connettersi alla trama spirituale del mondo e persino del cosmo, ecco che egli, apparentemente, riusciva a sovvertire, temporaneamente, le leggi del tempo, dello spazio e della materia. Ma in realtà non “sovvertiva” assolutamente nulla, dato che l’apparente sovvertimento delle leggi fisiche note riguardava la dimensione materiale, regolata e vivificata da quella spirituale.

È come se guardando la tv o un video sul nostro pc o smartphone ritenessimo che la realtà fosse quella che percepiamo sullo schermo e rimanessimo sorpresi del fatto che qualcuno la modificasse agendo in remoto o facendolo attraverso i programmi informatici.
Leggendo Franco Rol ci si fa l’idea che Rol si connetteva alla trama spirituale che sottende la realtà materiale in cui siamo immersi e in cui ci muoviamo, necessariamente limitati dai suoi vincoli. Rol, invece, come una sorta di “apparecchio radio metafisico” si sincronizzava sulle stazioni della “matrix divina”, al pari di certe figure di mistici, iniziati o illuminati della storia delle religioni.

Ma a differenza dei mistici e dei santi del passato, Rol è calato completamente, totalmente, nella vita occidentale, a contatto con gente di ogni tipo e di ogni risma, persino in una realtà europea in guerra (e lui fu capitano degli alpini, titolo che volle fare apporre persino sulla sua tomba), vestito più all’occidentale che non si può, con “vizi e virtù” molto occidentali e molto umani, con lavori che vanno dal bancario in varie sedi europee all’antiquario, in una Torino del “boom economico e industriale”. A dimostrazione che è possibile raggiungere certe “vette della coscienza” seppure calati nella realtà occidentale, senza isolarsi in una grotta o fuggire verso l’Himalaya.

Questa è la grande testimonianza di Rol che Franco Rol da oltre vent’anni sta mettendo in luce in modo deciso e poderoso. Un Rol che potremmo definire, a pieno titolo, un “buddha d’occidente”. Nel senso di “risvegliato” alla autentica realtà. Che per di più non tiene per sé ma bensì cerca, con i suoi giocosi esperimenti, di mostrarla anche ai suoi simili, esponendosi così pure a critiche e persino derisioni.

Ma Rol agisce come un maestro impavido, affronta ciò che c'è da affrontare, correndo il rischio oggi tanto temuto del "danno d'immagine", con una sua didattica trascendentale. Consapevole che se agli umani non mostri qualcosa di insolito non c'è verso di attirare la loro attenzione fuori dai legacci della realtà ordinaria, tangibile e tuttavia impermanente. Rol lo fa come una guida, una indicazione stradale, per tutti coloro che sappiano o vogliano coglierla, l'altra realtà. Mentre per tutti gli altri gli esperimenti didattici di Rol continueranno a restare semplici “giochi”, nel grande gioco cosmico della vita.

* * * * *

14/07

IN HOC (SIGNO) VINCES

(da un mio post del 14/07/2022, qui)

Uno dei più noti eventi della Cristianità, sul quale mi limito qui a un accenno sommario, è la cosiddetta “visione di Costantino”, ovvero ciò che l'Imperatore romano Costantino avrebbe visto in cielo il 27 ottobre 312, alla vigilia della battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio: la versione “classica” vuole che alzando lo sguardo verso il sole vide una croce di luce e le parole in greco ἐν τούτῳ νίκα (“in questo vinci”). La battaglia fu poi da lui vinta e questi ed altri eventi/fattori favorirono la sua conversione al Cristianesimo. Costantino avrebbe poi tratto dalla sua visione, e collocato sul labaro (vessillo) dell’esercito, il cosiddetto “monogramma di Cristo” costituito dalle lettere greche sovrapposte X e P, ovvero “chi” e “rho”, iniziali di “Χριστός” (Khristós).
Questo monogramma, a suo tempo, ebbi occasione di associarlo alla “firma” di Gustavo Adolfo Rol nei suoi dipinti (la R con la croce) anch’esso un monogramma e le cui allusioni, multiple, sia esoteriche che exoteriche, sono abbastanza trasparenti.

Perché parlo di questo? Perché l'altro giorno, il 12/07, è stato pubblicato da un quotidiano un breve articolo con una fotografia, presa quasi per caso, che mostrava una curiosa coincidenza di forme avvenuta nel cielo al di sopra della zona di Torino dove Rol viveva: tre nuvole hanno preso la forma e la disposizione della parola R O L. (si veda qui).
La notizia è presto stata condivisa in due gruppi dedicati a Rol e per il fuso orario (notte in Brasile, mattino in Italia) io l'ho appresa solo qualche ora dopo. Inizialmente l'ho considerata solo una cosa simpatica, ed ero anche in dubbio se condividerla sulla pagina dedicata a Gustavo Adolfo Rol che amministro, tanto più che Rol nell’articolo viene definito per me impropriamente sia «esoterista» che «sensitivo» (su quest’ultimo termine, pare non ci sia nulla da fare, nonostante Rol stesso lo abbia respinto più volte). Poi però mi sono detto che sarebbe stato utile, visto che ormai era in rete, presentarla come “curiosa coincidenza atmosferica”, mantenendo cioè quella prudenza necessaria a evitare fanatismi, illusioni, allucinazioni e mistificazioni, che sono la stragrande maggioranza, spesso in buona fede.
E la cosa sarebbe rimasta così se non fossero emersi altri elementi sincronici o sincronicistici, che nella serata del 12 mi hanno fatto guardare con maggiore attenzione alla questione.

“Sincronicità” è un termine coniato da C.G. Jung, relativo a un fenomeno di cui lui stesso ebbe esperienza e al quale tentò di dare una prima spiegazione razionale moderna ed esauriente in un suo saggio del 1952, essendo peraltro già stato “formalizzato” e codificato 3000 anni prima attraverso il testo classico cinese I Ching, che Jung aveva studiato.
Più o meno tutti sanno di cosa si tratta e quindi non mi dilungo: la sincronicità è una coincidenza “significativa”, vale a dire qualcosa che assume un significato particolare per chi la sperimenta e che non pare solo una coincidenza, ed ha un carattere anche oggettivo. Ci sono diversi livelli di sincronicità, determinati dalla complessità e numero delle coincidenze che si addensano intorno ad uno o più eventi. Quasi sempre sono determinati dalla nostra psiche in unione variabile con lo psichismo che ci circonda, individuale o collettivo. Non si tratta di nulla di sovrannaturale, anche se rendono visibile il collegamento invisibile che esiste tra tutti gli esseri viventi e le cose.
Qualche volta, ci sono sincronicità che sono qualcosa di più di intrecci psichici strettamente “terreni”, e fanno intravvedere un intervento esterno, oltremondano e spirituale. Difficile talvolta vedere dove sia il confine. La mia asticella in genere è piuttosto alta, e quando si vogliono vedere interventi di Rol (o di altri Maestri, santi, ecc.) in cose banali e comunque non “stringenti”, nette e chiare, io tendo ad escludere la sua presenza, per quanto ci possa fare piacere e per quanto possiamo vederlo come un “segno” per noi. In un post dello scorso anno (qui) avevo scritto che «anche se, poniamo, si sognasse Rol che ci rivela dove sono le chiavi della macchina che pensavamo di avere perso (o situazioni banali di questo tipo) state pur sicuri che non si tratta di Rol – ha cose piú importanti da fare – ma del vostro “spirito intelligente” che, prendendo l'aspetto di Rol in sogno, vi rivela dove sono le chiavi». Questo principio è valido anche per le sincronicità “semplici”. Esempio di livello “superiore” invece, rimanendo all’aspetto della sincronicità, è l'episodio della cartolina del 1919, che raffigura un pastore con gregge, spedito da Via Rol post (del 2015; riprodotto anche nel vol. III de L'Uomo dell’Impossibile, episodio XLIX-58).

Fino al 12/07 sera, pensavo che la foto delle nuvole col nome di Rol – della cui autenticità e spontaneità non ho trovato motivo di dubitare dopo una valutazione preliminare delle circostanze – fosse una sincronicità di valore “medio-alto”. Ovvero: al netto del fenomeno noto a chiunque di nuvole che possono prendere per qualche istante aspetti familiari delle cose più varie (oggetti, volti, animali, ecc.), una sincronicità “semplice” sarebbe quella, ad esempio, di qualcuno che fosse appena stato allo zoo con i figli piccoli, avessero visto, tra gli altri animali, anche una giraffa, e in seguito in cielo una nuvola apparisse, oggettivamente, con la forma di giraffa (e probabilmente sarebbero i bambini a vederla per primi).
Nel caso delle tre lettere di Rol, la complessità, o l'intreccio, è superiore: già solo il fatto che tre nuvole acquistino quella forma e in quell’ordine è piuttosto singolare, ma questo si associa al fatto che il fenomeno è accaduto sopra il quartiere di Rol, cui si deve aggiungere la tempestività di un fotografo che sapeva chi fosse Rol. La domanda da porsi è: quante probabilità ci sono che delle nuvole si configurino in quel modo, e che ci sia qualcuno pronto a fotografarle e in luogo non qualunque (ovvero: Torino, che ha un significato in relazione a Rol)?
Nonostante ciò, come detto, per prudenza io ho condiviso la cosa come «curiose coincidenze atmosferiche», per quanto “simpatiche”.
Al che Nicola Gragnani, che su Rol, e non solo, è uno dei commentatori più attenti, ha fatto una giusta osservazione (perché la scienza, o qualunque indagine, procede a forza di osservazioni e domande corrette) sulla base anche di come la notizia è stata presentata nell’articolo, ovvero che le nuvole sono apparse in quel modo non in un momento casuale dell’anno, ma in concomitanza dell’anniversario della nascita di Rol, avvenuta il 20 giugno 1903. Nell’articolo però viene specificato che la foto è stata scattata «una decina di giorni dopo la ricorrenza», di qui la sua osservazione:

«Fosse apparsa il 20 giugno stesso, magari nell'ora precisa della nascita, allora avremmo un fenomeno più interessante, ma così a me sembra difficile attribuirgli un intervento reale di Rol».

Infatti, maggiore è il grado di precisione e intreccio di questi fenomeni, maggiore è il livello di sincronicità, fino ad arrivare a un livello, raro, in cui la sincronicità non è che la “maschera” di un intervento esterno.
Non subito, ma dopo che la questione era penetrata nel subcosciente e lì rimuginata in automatico..., verso sera inoltrata e quando in Italia era già notte fonda mi è venuto spontaneo chiedermi: e se la ricorrenza dell’anniversario non c’entrasse nulla? E se la “co-incidenza” avesse a che vedere con qualcosa d’altro? Quando era stata scattata esattamente la foto? Non potendo indagare a quell’ora, e limitandomi a mandare un messaggio a chi al mattino avrebbe potuto fornirmi la risposta, mi sono intanto basato sull’indicazione dell’articolo: «una decina di giorni dopo la ricorrenza», quindi intorno al 30 giugno. Qualcosa di “significativo” era per caso avvenuto intorno a quella data, e che avesse rilevanza (appunto, «significato») per la biografia di Rol?
Non è stato difficile trovare subito la risposta: il giorno 29, in uno dei gruppi dedicati a Rol, si era appena conclusa – fino persino a sospensione dei commenti – una “due giorni” di polemica accesissima sulla “santità” o meno di Rol. Il tutto era nato da un episodio pubblicato sul vol. III della mia antologia, raccontatomi da un condomino di Via Silvio Pellico, dove Rol abitava, che qui ripropongo:

«Anni fa avevo chiesto al condominio se potevo utilizzare quella parte di cantina sotto le cantine che avevano usato durante la IIa Guerra Mondiale come rifugio. Una volta ero lì che stavo parlando con un condomino, Vittorio Giacosa che abitava al quinto piano, e lui mi ha raccontato che durante la guerra erano scesi nel rifugio perché era cominciato un bombardamento. C’era anche Rol, che a un certo punto si è come raggomitolato su se stesso, a terra, sofferente, e pochi istanti dopo è caduta una bomba che ha distrutto il palazzo di fianco, lasciando intatto il nostro. Quando Rol si è alzato era tutto sudato, ha detto che aveva sentito arrivare la bomba ed era riuscito a deviarla perché stava cadendo su di loro» (episodio XII-7a, p. 134).

Merita qui essere riportata anche parte della mia nota al fondo (pp. 407-408), che in genere correda ciascun episodio:

«...l’episodio non è stato contabilizzato perché è impossibile stabilire oggettivamente se davvero Rol ebbe un ruolo nel deviare il percorso della bomba. Sarebbe facile per lo scettico sostenere che Rol avesse paura e che una volta caduto l’ordigno su un altro palazzo, avrebbe approfittato della situazione per fare quella affermazione, che ovviamente nessuno poteva verificare. L’ipotesi sarebbe applicabile a un comprovato mistificatore, ma di Rol fino ad oggi non c’è un solo testimone che abbia testimoniato un qualunque trucco e del resto una analisi senza pre-giudizi di tutta la fenomenologia che lo riguarda, così come della sua condotta, depongono sempre e solo in una direzione, quella della autenticità. Per quanto mi riguarda trovo quindi coerente credere che davvero Rol sia riuscito a deviare il corso della bomba. Si vedano per un raffronto, oltre all’episodio del proiettile citato in seguito, per esempio i 3 incidenti automobilistici evitati: XXIV-2, 7, 7bis, 8, 8bis. Sul ‘soffrire’, ‘sudare’ e analoghi, cfr. per es. III-12, 12bis, XV-3, XVII-16, XX-14, XXXI-2, XXXIV-3, 12, 56, 58, XXXVI-7bis, XLIV-3. Ce ne sono anche altri. Si cfr. anche quanto aveva riferito per es. M.L. Giordano: “Dopo la seduta si sentì male, diventò pallidissimo e tutto freddo, di ghiaccio. I medici presenti lo fecero coricare sul divano, ma per fortuna dopo dieci minuti il viso riprese colore e rinvenne. Il suo medico curante, il dottor Gaito, che lo aveva seguito per molti anni, ci raccontava che nel passato ciò gli accadeva più spesso» (‘Rol e l’altra dimensione’, Sonzogno, Milano, 2000, p. 70)”».

L'episodio poi, per essere meglio inquadrato, andrebbe considerato nell’economia del capitolo e del volume in cui è inserito, tanto che estrapolazioni parziali possono impedire una visione di insieme e quindi una comprensione corretta di come giudicarlo (ed è anche per questo che prevedo di diminuire la mia presenza su facebook, dove è impossibile trattare argomenti complessi con semplificazioni e con chi magari pretende spiegazioni dettagliate che non si potrebbero dare senza citazioni, fonti contestuali e molto tempo che viene sottratto a una divulgazione più estesa a beneficio di tutti, in commenti che vengono poi letti solo da una manciata di persone e che poi sarebbe anche difficoltoso citare come fonti; al massimo ci si può limitare a introduzioni o spunti per approfondimenti da fare poi sui libri, come si è sempre fatto).

Comunque, a un certo punto c’è chi ha fatto una serie di commenti che poi io ho iniziato a contestare, e che hanno qualche precedente (in 22 anni da quando mi occupo di divulgazione della vita di Rol, ho sentito tutto e il contrario di tutto, e multiple repliche con variazioni sul tema di ogni argomento) come per esempio il primo in ordine di tempo (2003), fatto dall’illusionista scettico M. Tomatis:

«[Rol] confessò in una poesia il disagio che gli provocava il contrasto tra il suo personaggio pubblico [di “mistificatore” illusionista, secondo la prospettiva fallace di T.] e quello intimo, straordinaria sintesi della sua geniale e ambivalente personalità».

Citava quindi una poesia di Rol a una donna amata (reale e simbolica al tempo stesso):

«Hai ragione sono un uomo qualunque. [...] Non un Dio ma un semplice uomo, ma Tu non ricordarglielo. Cesserebbe di essere l'Eroe che Tu avevi esaltato e diverrebbe un uomo qualunque».

Tomatis si guardava bene dal dire a cosa queste righe facevano riferimento e io farei una deviazione troppo lunga per spiegarlo ora (ma lo farò, come sempre, a tempo debito) volendo lasciare puntini allusivi – terminava infatti così il suo libro – sul fatto che Rol non fosse chi diceva di essere, ovvero non qualcuno con possibilità autentiche, ma appunto un illusionista, e quindi un «uomo qualunque».

Da una prospettiva non così diversa vi è chi, confuso certamente dall’“abito che non fa il monaco” di Rol, influenzato da un certo stereotipo occidentale popolare, cattolico, parziale su cosa sia santità e cosa non lo sia, su chi abbia le qualifiche di “santo” e chi non le abbia e su cosa un santo farebbe o non farebbe, ignaro sulla nozione e qualifica di “santità” nelle altre religioni, dove non di rado, se non comunemente, Maestri spirituali sono visti come santi già in vita (esempi innumerevoli possono essere tratti dalle tradizioni indiana, sufi ed estremo-orientale) vi è chi, dicevo, sostiene che Rol non possa essere considerato “santo”, e questo perché sarebbe stato – parole sue – «un peccatore» (1969), «un uomo assolutamente comune... identico a tutti nei difetti e nelle debolezze» (1977). Naturalmente, chi cita più o meno a braccio queste parole, e altre simili che Rol ebbe occasione di proferire, dimentica che una delle caratteristiche della santità – IN TUTTE LE TRADIZIONI, indipendentemente da istituzionalizzazioni o meno – è l'umiltà, ed è quindi OVVIO che un santo non dica né penserebbe di dire di se stesso di essere santo (e non si tratta naturalmente di falsa modestia) né che non si consideri, automaticamente, un «peccatore», ben conoscendo e riconoscendo di non essere infallibile, di commettere errori come tutti, di avere debolezze. Il santo-robot perfetto esiste solo nell’immaginazione di chi non ha approfondito la vita dei veri santi (di nuovo: in tutte le tradizioni). Vale qui, per esempio, il proverbio che «anche il giusto pecca sette volte al giorno», derivato dal passo biblico «se il giusto cade sette volte, egli si rialza» (Pv 24, 16). Questa umiltà e presa d’atto dei propri errori è consueta nelle vite delle persone sante, e con un elemento ulteriore che è anche associato alla infinitesima quantità di effettivi “errori” commessi o “debolezze” auto-percepite, rispetto alla “media” degli altri esseri umani (e senza menzionare che intanto, sull’altro piatto della bilancia, vi è il peso consistente delle loro buone azioni, anche qui ben oltre la “media” degli altri esseri umani, per non parlare di eventuali miracoli) ovvero come ho già scritto nei giorni scorsi,

«una consapevolezza molto superiore dei propri errori, che si traduce in una costante autocritica ed esame di coscienza, per cercare di migliorarsi tendendo, per quanto possibile, alla Perfezione. Di qui le seguenti parole di Rol: “io so che certe cose non devo farle, e voi viceversa potete anche compiere degli errori, in buona fede. Io non posso compiere degli errori in buona fede, ho la coscienza di tutti gli errori e c’ho la coscienza del peso morale dei miei errori” (Il simbolismo di Rol, p. 502)».

Questa prospettiva non è compresa non solo da chi prende alla lettera certe sue affermazioni senza rapportarle alla sua personalità (ovvero alla sua rigorosa disciplina interiore, senza la quale, lo anticipo, nessuna “coscienza sublime” è concepibile e realizzabile) e al suo quadro biografico complessivo, ma anche da chi vorrebbe sindacare su come un santo dovrebbe o non dovrebbe comportarsi; e se questo comportamento non corrisponde con l'idea soggettiva che ci si è fatti della santità, ecco allora che Rol “non è santo”, ma un “uomo comune” (bravo, buono, con “poteri” quanto si vuole (o persino illusionista) ma non un santo...).
Gli vengono imputati “peccati” come l'amare la «buona tavola», la conversazione tra amici a casa sua o a casa di altri, i viaggi [sic!] e altre amenità del genere, in mancanza di cose davvero consistenti. Più facile sarebbe eventualmente “accusarlo” di non essere stato monogamico per la durata del suo matrimonio (“solo” 60 anni), ma qui il discorso si farebbe molto molto lungo, visto che occorrerebbe analizzare per bene il come il dove il quando e il perché (lascio quindi tranquillamente ai Talebani accanirsi su questo punto, riservandomi di tornarci in modo esauriente in altro momento).
[p.s. 2024: si veda al riguardo il mio scritto Elna e le altre del 13/10/2024]

Tornando quindi all’episodio della bomba, si sono fatti commenti come i seguenti (non occorre specificare chi ha detto cosa, sia perché non è rilevante ai fini di ciò che desidero mostrare – chiunque avrebbe potuto dire cose analoghe, ciò che contesto sono le idee, non chi le esprime – sia perché non intendo riaprire una polemica che ha un antefatto in altro post anteriore e che ha avuto colpi di coda in uno successivo dove è terminata, almeno per quanto mi riguarda, il 12/07, stesso giorno dell’articolo delle nuvole-ROL e stessi numeri di capitolo+episodio della bomba nel mio libro) - i maiuscoli sono come negli originali:
«Disattivare la bomba, invece che farla esplodere nel palazzo di fianco? Inoltre, cosa ci faceva in un rifugio se aveva queste facoltà? In ultimo, il bene si fa in silenzio, si dice, perché dire a tutti ciò che aveva fatto? Gesù Cristo non avrebbe mai agito così e nemmeno padre Pio a mio avviso»;
«Mi chiedo che bisogno c'era di condividere verbalmente con i presenti ciò che aveva presumibilmente compiuto e mi chiedo, di nuovo, perché proteggersi, LUI, in un rifugio quando era in grado di prevedere e manipolare gli eventi»;
«il bene si fa in silenzio non è mia opinione, ma una delle leggi universali, Gesù Cristo non avrebbe agito così perché non c'è traccia di episodi simili, quindi, di mio, ho soltanto comparato anch'io, visto che Rol viene comparato a Gesù Cristo, non è un giudizio».
«Speriamo che nell'altro palazzo non c'era nessuno!! ... non si può certo esultare se poi le vittime sono state altre ... sarebbe ora di notare che Rol, come Lui stesso diceva, non era un Santo, perchè un Santo evita che una bomba venga sganciata (vedasi Padre Pio che compare ad un aviatore e questi non sgancia la bomba) o, se non può evitare questo, non sacrifica la vita degli altri per la Sua».
«C'è solo un fatto concreto da prendere in atto: Rol era un uomo come tutti gli altri, con le paure degli uomini e con un Grande Cuore. Questa Sua disattenzione, che sarebbe stata probabilmente anche la nostra e che non lo sminuisce, perchè era IMPAURITO come lo sarebbero stati tutti, è una conferma in più del Suo essere Uomo, non Santo!»
«proprio perchè UMANO non Santo, potrebbe essere stato preso dal TERRORE e, GIUSTAMENTE, ha deviato la bomba senza poter avere lucidità nel pensare su DOVE deviarla, come nelle sue condizioni avrebbe fatto ognuno di noi».
Alcune delle risposte che ho dato:
«Quanta presunzione nel giudicare come Rol avrebbe DOVUTO comportarsi! Non ci sono elementi sufficienti per sapere chi ci fosse nell'altro palazzo. Ci sono invece elementi sufficienti – assumendo che l'episodio sia andato effettivamente come raccontato – per sapere: 1) che Rol ha salvato molte persone del suo palazzo; 2) che Rol ha passato la vita ad aiutare e salvare gli altri, ergo è improbabile che non si sia curato di dove effettivamente cadesse la bomba; 3) presumere che l'azione di Rol fosse senza limiti e che potesse evitare che la bomba venisse sganciata è una pura assurdità» [aggiungo qui: forse solo per chi è abituato ai fumetti Marvel e non alla realtà della storia delle religioni]
«UN SANTO NON SACRIFICA LA VITA DEGLI ALTRI PER LA SUA», ciò che è perfettamente vero, ma è qui il caso? Non c'è alcun elemento a supportarlo» [ovvero: che abbia salvato se stesso in barba a quelli che ci sarebbero stati nel palazzo vicino, ciò che è impossibile comunque sapere]
«compiendo prodigi che non sono possibili se sia presente un solo grammo di paura PER SE STESSO, Rol ha compiuto un miracolo e quindi, per definizione e per qualunque religione, andrebbe considerato» un santo.

Prendevo infine l'esempio fatto di Padre Pio – che tra l'altro Rol conobbe – e consideravo, portando alle naturali conseguenze la logica dei miei interlocutori:

«Padre Pio appariva ai piloti affinché non bombardassero, ergo se uno non fa come Padre Pio non è un santo... e se uno invece fa come Padre Pio lo è, giusto? Questa analogia ipersemplicistica ha il grande difetto, come minimo, di: 1) presumere che si conoscano già tutte le testimonianze su Rol (il mio terzo volume dimostra che vi siamo ancora molto lontani) escludendo che lui mai sia apparso a qualche pilota nello stesso modo, cosa che non possiamo sapere e che magari potrebbe emergere in futuro (Rol era uno sconosciuto ai più, non famoso come Padre Pio, ed è pieno di testimonianze sorte negli ultimi anni di gente che lo riconosce dopo averlo visto sulla copertina di un libro, in un video, ecc.), 2) di non considerare che Rol è apparso in molte altre circostanze, quindi è una possibilità che aveva; 3) di non considerare che Rol poteva agire in modi diversi a seconda delle circostanze, e nel caso specifico poteva volere che i presenti sapessero che aveva deviato la bomba (perché? forse perché noi ne possiamo parlare oggi e dibattere su questa possibilità, che – come segnalo nel libro – si ritrova anche anticamente in altre tradizioni (deviazioni di oggetti contundenti e poi di proiettili)). Questo solo in sintesi, per dire che un santo e soprattutto un illuminato si possono benissimo comportare come Rol, che, ripeto, per se stesso non aveva alcuna paura, perché nessun prodigio è possibile a chi sia vincolato ad emozioni e pulsioni “comuni”, ciò che già ... ho spiegato [in altro post precedente]
Il fatto che Rol si comportasse normalmente (o apparisse di comportarsi normalmente) e come un essere umano “comune” in altre circostanze, non legittima l'estensione di questo comportamento AL MOMENTO DEL PRODIGIO: in quel momento è una coscienza diversa ad operare, e quella coscienza è invulnerabile alle emozioni umane, checché ne pensino o interpretino i testimoni eventualmente presenti»

Questi erano alcuni dei punti discussi, quelli principali. Si può aggiungere che Rol potrebbe avere agito in mille altri modi che non conosciamo, e già sappiamo che durante la guerra si è speso instancabilmente per salvare molta gente.
Ciò che più trovavo inaccettabile è che si pretendesse di giudicare le modalità di azione di un Maestro riconosciuto come Rol, col cortissimo metro dei propri comportamenti e delle proprie pulsioni “umane”, come se lui fosse appunto uguale a chiunque altro, ciò che, nonostante le apparenze, non è per niente il caso (e come non lo è per quei pochi altri come lui).

L'idea di chi ha sostenuto che fosse «umano, non santo» – quasi che il santo non sia un essere umano – è ritornata perfino più forte di prima un’altra decina di giorni dopo, in altro gruppo, con commenti come il seguente:
«in quanto Uomo non Santo, [Rol] non rinunciava ai piaceri della vita, ossia a quei peccati che intenzionalmente decideva di non eliminare perchè non voleva rinunciarvi e li riconosceva come tali (viaggi, peccati di gola, relax con gli amici, ecc.) dei quali invece intenzionalmente non gode un Santo Cristiano Autentico perché Costui decide di dedicare OGNI MOMENTO per restare in Comunione con Cristo e a disposizione di chiunque».
Io rispondevo che questa è essenzialmente una visione talebana della vita (“peccati” che non sono peccati) e anche fuori dalla realtà, visto che se c’è uno che ha passato la sua vita dedito al prossimo questo è stato Rol (e anche qui, si possono compilare pagine e pagine di evidenze) ma il suo essere diverso nelle apparenze dallo stereotipo del santo del passato (religioso cattolico, ma nel cattolicesimo ci sono anche santi laici), con abito sacerdotale e sandali, in clausura, magari automortificandosi nelle forme più varie per sconfiggere le pulsioni dei sensi e della mente egoica che in alcuni casi assumono configurazioni demoniche..., confinato nel cantuccio di una sua spoglia dimora, quale che essa sia, in costante preghiera ed eventuale estasi, ebbene siccome Rol non appartiene evidentemente a questa “categoria” stereotipata della santità (inciso: esercitare la santità vivendo nel “mondo” è molto più difficile che non ritirarsi in qualche eremitaggio, mantenuto inoltre da una struttura in fondo pagata da altri, perché “nel mondo” il confronto con le tensioni e sfide del variegato quotidiano sono molto più difficili di quelle che si hanno in un convento o simili) ergo Rol non era santo, ma un “umano” in giacca e cravatta che faceva l'antiquario, il pittore, aveva una bella casa, una moglie, viaggiava, frequentava persone anche di alto livello intellettuale e conversava con gli amici invece di cercare il nirvana in una cella o in cima a un monte (ops, dimenticavo, il “nirvana” lui già lo aveva raggiunto a 24 anni, anche se con qualche contraccolpo di assestamento prima di “stabilizzarlo” e chiamarlo “coscienza sublime”) o l'estasi che del nirvana è un gradino più in basso, e che infatti non consente tutte le possibilità che un Maestro illuminato invece manifesta.

Naturalmente, io non pretendo che tutti abbiano una conoscenza precisa di queste cose, sulle quali ritengo di avere un po’ di competenza, ed è per questo che cerco di spiegarle quando è il caso (talvolta, dopo ripetute incomprensioni, anche in maniera abbastanza insofferente o sarcastica) e nelle mie pubblicazioni. Non sarei nemmeno tornato su questo argomento – che anzi non vedevo l'ora di dimenticare, vista la diatriba logorante che ha generato – se, e finalmente arriviamo verso la conclusione e senso di questo lungo post, non ci fosse stata quella che inizialmente sembrava solo la "coincidenza atmosferica" delle nuvole-ROL...

La polemica del 28-29 giugno era praticamente terminata con l'esempio-immagine di Padre Pio, che durante la Guerra sarebbe apparso in cielo a dei piloti per dissuaderli da sganciare bombe su San Giovanni Rotondo. Intanto, la stessa logica presuntamente egoistica vista più sopra, di Rol che avrebbe evitato che una bomba cadesse sul suo palazzo, ma non su quello di fianco dove sarebbe stata deviata o non su tutta la città di Torino, si potrebbe applicare a Padre Pio che non ha evitato che le bombe cadessero sulle città vicine, "egoisticamente" salvando solo San Giovanni Rotondo, e quindi se stesso...
La logica e l'analogia servono anche per mostrare la debolezza di certe argomentazioni. Penso che l'analogia sia del tutto legittima, ma è ovvio che sia abbastanza ridicola, perché si estenderebbe allora anche al «avrebbe potuto evitare la Guerra» e così via via sempre più lontano, fino alla proverbiale domanda da Massimi Sistemi: perché Dio permette le guerre e il male nel mondo? Se Dio esistesse non ci sarebbero le guerre, il male, ecc. ecc. ecc. ......
Comunque, come detto la fine della polemica corrispondeva con l'immagine di Padre Pio in cielo.
Quattro giorni dopo, il 3 luglio, ho deciso, anche a causa di questa polemica, di rinunciare al ruolo di co-amministratore del gruppo in cui si è svolta, ritenendo incompatibile il mio ruolo di arbitro e giocatore al tempo stesso.

Il 7 luglio, Loredana Roberti nello stesso gruppo faceva un post dove pubblicava un altro episodio tratto dal mio libro, che io raccolsi dal sig. Cesare De Rossi, e che qui riproduco:

«[Il racconto seguente riguarda la mistica calabrese Natuzza Evolo (1924-2009) e non un prodigio di Rol, anche se è parte della storia]
Rol era amico di Natuzza, si conoscevano bene e a lei aveva mandato l’idraulico di Piazza Madama Cristina, al quale era morto il figlio a San Raffaele Cimena, vicino a Torino (era in bicicletta, un trattore non gli ha dato la precedenza e lo ha ucciso). Disperato l’idraulico era andato insieme alla moglie da Rol, che gli aveva detto: “Vai da Natuzza a nome mio”. Vanno allora da lei che li fa accomodare in una stanza.
A un certo momento è apparso il figlio, proprio fisicamente, che ha detto: “Papà sto bene, sono felice e in un posto meraviglioso, non preoccupatevi per me, non piangete, quando sarà ora ci reincontreremo”. Natuzza aveva il dono della bilocazione, come ce l’aveva Rol, e come ce l’aveva Padre Pio» (vol. III, p. 191)

L'episodio nel post era corredato da una immagine di Natuzza Evolo (che non c’è nel libro) con nuvole sullo sfondo da cui usciva luce radiosa, luce che contornava anche Natuzza. Si riproponeva cioè, per “caso”, l'immagine del cielo, delle nuvole e della santità, così come di Padre Pio, menzionato nell’episodio.
Nel frattempo, su questa pagina, io pubblicavo alcuni post allusivi su “santità” e a tema “controversie dottrinali” intorno agli insegnamenti di un Maestro o al modo di essere e di decidere quali “vestiti” usare nel mondo, di altri Maestri ... e così come sulla pagina di Gustavo Adolfo Rol riguardo citazioni su di lui associato ai santi o al miracolo dell’incidente scampato che con quello della bomba ha evidenti analogie.
Il 10 luglio la diatriba è ripresa in altro gruppo fino al 12, fino ad esaurimento.
E il 12 è uscito l'articolo delle nuvole-ROL sul periodico. E qui finalmente arriviamo a conclusione.

Ieri, il 13, ho voluto avere dettagli precisi da Sergio Sapino che aveva scattato la foto, ovvero esattamente dove e a che ora. Questa la sua risposta:

«Mi trovavo sul corso Dante tra il ponte Isabella e corso Massimo d’Azeglio, con le spalle rivolte verso il ponte e la visuale sul Corso Massimo, quindi le nuvole erano su San Salvario, verso la mia destra, si può notare che sulla foto si vedono le punte degli alberi (sono quelli di Corso Massimo) io non ero per strada ma su un terrazzo. Il giorno, domenica 3 luglio ora 21.55 circa, ho postato la foto alle 22.05».

San Salvario è precisamente il quartiere di Rol a Torino, che aveva l'appartamento in Via Silvio Pellico, angolo Corso Massimo D’Azeglio.
Sapino aveva scattato la foto 7 minuti prima che io facessi il post di rinuncia come amministratore, esito soprattutto della polemica sulla santità o meno di Rol.
E aveva pubblicato per la prima volta la foto – di cui ovviamente non sapevo nulla, né conoscevo Sapino – e introdotta con il titolo di «messaggi dal cielo» (qui), 3 minuti dopo il mio post, quest’ultimo tra l'altro con una collocazione temporale (in Italia) particolare: 3 luglio 2022, ore 22:02 (qui)

Cosa vuol dire tutto questo (e che è solo il centro della storia)? Vuol dire che quelle nuvole con la forma della parola “ROL” in cielo hanno secondo me una valenza molto al di là di una sincronicità seppur di alto livello, considerando le circostanze, il soggetto, le tempistiche, la discussione sulla natura della santità, la tensione psichica delle persone coinvolte (in altri casi, tale tensione sarebbe sufficiente da sola per spiegare fenomeni simili di minor grado) ed è difficile non vedervi un “messaggio di Rol” quasi a dire: anche io, come Padre Pio, posso apparire in cielo.

I fenomeni post mortem di Rol certi nella loro dinamica, sono molti, e uno dei più significativi e pertinenti in relazione a quanto ho trattato qui, per la maschera sincronicistica di cui è costituito, è quello ad alcuni già noto raccontato da Chiara Barbieri (un’amica con tutte le qualità della Santa, e chi l'ha conosciuta bene lo sa), e che riproduco perché per me ne è la conclusione e il sigillo naturale.
Prima aggiungo solo, per non dovere mettere una fastidiosa nota al fondo, che i commenti che volessero tornare sulla diatriba polemicamente, insistendo sulle posizioni che ho già contestate più che a sufficienza, non saranno mantenuti. Ognuno può contestare il mio punto di vista, se lo vuole, sulle sue proprie pagine. Il pezzo va considerato alla stregua di un articolo. Benvenute invece posizioni razionali e riflessioni tranquille di tipo possibilmente non avvilente, soprattutto sul fenomeno di cui al topic, ovvero sulle nuvole-ROL.

Dunque, Chiara nel 2014 scriveva – per essere da me pubblicato – questo episodio (che già aveva raccontato ad altri in precedenza):

«Correva l’anno 1999. Io ho studiato teologia e avrei voluto scrivere ed approfondire con l’abate della Novalesa – dove ho restaurato per 4 anni pergamene antiche e luogo che per i miei studi tutt’ora frequento – un libro sulle mistiche medievali, davvero grandi figure di donne.
Così avevo ordinato in libreria il commentario alla regola di San Benedetto scritto e commentato da Ildegarda di Bingen.
Questo libro non arrivava mai. Finalmente nel febbraio 1999 mi chiamano per dirmi che era arrivato. Vado a ritirarlo e trovo tutta la libreria tapezzata con la copertina del libro di Maria Luisa Giordano 'Rol mi parla ancora'. Mi sono detta che certamente questo era un segno e che avrei dovuto acquistare anche quel libro.
Io avevo frequentato il dottor Rol per circa 20 anni e mi era davvero rimasto nella mente e nel cuore. Erano passati 5 anni dalla sua morte, ogni tanto pensavo a lui anche se non tanto quanto ora che è onnipresente nella mia vita.
Dopo aver acquistato il libro della signora Giordano sono andata a riprendermi il primo libro che lei aveva scritto su Rol e con sorpresa – ma parlo di una sorpresa scontata perché chi ha conosciuto Rol non si sorprende più di tanto – ho trovato scritto a matita sulla prima pagina il numero di telefono della Giordano, che io non avevo mai posseduto e con la quale non avevo mai parlato in vita mia.
Feci il numero, mi presentai e raccontai che mi ero trovata scritto il suo numero di telefono e che pertanto avevo ritenuto di chiamarla perché ero convinta che il dottor Rol volesse questo. Le dissi anche che io ero sempre rimasta un po’ titubante sui poteri del dottore e di avere in contemporanea nutrito per lui ammirazione mista a timore ed una vera e propria paura. Infatti lui mi aveva più volte invitata a casa sua, ma io proprio per paura avevo sempre declinato l’invito; la comparsa di quel numero di telefono scritto a matita mi era parsa una sollecitazione a contattarla ed aggiunsi che anche tutto questo in un certo senso mi faceva di nuovo un po’ paura. La signora Giordano mi tranquillizzò e mi invitò a leggere il suo libro che mi avrebbe fatto passare ogni timore.
Premetto che un giorno d’inizio estate, ma circa 10 anni prima [nel 1989 ca.], io ero come al solito a pranzo al ristorante ‘La Pace’ di via Galliari dove anche il dottor Rol era solito cenare ogni giorno e mentre mangiavo avevo chiesto ad Agnese, la padrona del locale, come mai da alcuni giorni Rol non si fosse più fatto vedere. Lei mi disse che quasi certamente era già partito con la moglie per Mentone. Pochi istanti dopo comparve Rol vestito con un lungo impermeabile color cachi ed un cappellone in mano perché fuori stava piovendo. Allora io gli dissi: “Non è ancora partito per le vacanze?” lui mi guardò, sorrise e poi puntò il suo famoso indice verso di me dicendomi: “Pagina 47 quarta riga terza parola....ca’ lesa fort! (legga forte..)” Io lo guardai e gli chiesi dove dovevo leggere, e lui mi disse: “Ma nel suo libro, no?” Quella mattina io mi ero comperata un libro ma in quel momento me ne ero completamente dimenticata. Ce l’avevo ancora incelofanato dentro la borsa mi affrettai ad aprirlo ed alle sue precise indicazioni trovai scritto e lessi forte la parola “venerdi”. Lui allora si mise a ridere e disse: “Vede? Parto venerdì”. Io rimasi di stucco, e non riuscii mai più a dimenticare quel “pagina 47 quarta riga terza parola”. Quando terminai dunque di leggere il nuovo libro della signora Giordano molto stranamente pioveva come quel giorno al ristorante di tanti anni prima ed appena chiusi il libro mi apparve il dottor Rol con il solito impermeabile cachi e il cappellone, e puntandomi contro l’indice mi ripete “Pagina 47 quarta riga terza parola” andai subito a leggere e vi trovai la parola “illuminato”. Ebbene Rol dopo anni e dopo morto dava la risposta a tutti i miei quesiti. Più volte infatti gli avevo chiesto di dirmi “chi” fosse realmente lui ed ora dopo 5 anni dalla sua morte mi aveva risposto!» (vol. I, VI-32bis)

ROL nuvole 2022
* * * * *

04/07

LA SANTITÀ DELL’ILLUMINAZIONE

(da un mio post del 04/07/2022, qui)

Un Maestro Illuminato è, per ciò stesso, anche “santo”, dal momento che nessuna illuminazione è possibile al non-santo, ovvero al non-puro-di-cuore.
La purezza di cuore è la caratteristica imprescindibile di ogni santità, in tutte le Vie spirituali e al di là delle sfumature e declinazioni (istituzionali o meno) di ognuna.

«Mi viene un pensiero... dopo aver riletto questi episodi di dedizione di Gustavo al prossimo: nella storia vi sono stati casi di beatificazione per molto meno!»
Giorgio di Simone, 1996

«Non dico che [Rol] sia Santo, ma ha agito come un Santo, perché ha dimenticato se stesso e si è dedicato al suo prossimo».
Catterina Ferrari, 2005

«Religiosissimo, credo che [Rol] appartenga al filone dei “santi laici” piemontesi, come Frassati e Savio»
Nico Orengo, 1994

* * * * *

02/07

(da un mio post del 02/07/2022, qui)

Lettera del compositore Nino Rota a Gustavo Adolfo Rol del 29 giugno 1961, pubblicata per la prima volta nel mio libro Fellini & Rol. Una realtà magica, 2022. Qui ne dò trascrizione integrale, non avendolo fatto nel volume (appendice aggiunta poco prima della stampa).

*

Bari 29 VI, 61

Caro Gustavo,

ti accludo questo scarabocchio, che doveva essere una lettera per te – e che mi accompagna da circa un mese nella mia cartella – perché tu possa ridere della mia sciaguratezza epistolare e, soprattutto, perché mi possa perdonare!
Continuo a star bene. Sono in pieni esami. Appena finiti, tra qualche giorno, dovrò musicare un grosso film, che andrà a Venezia (proprio di Castellani).
Ho saputo che la Cineriz ha venduto tutta la “Venere Imperiale” a un altro produttore (credo Ponti) e che il film si farà. Naturalmente né Castellani né la Cineriz hanno più diritti né ingerenze nel film. Quando a Roma cercherò di sapere qual è il regista e questo sarà il film. Per la musica non sono stato interpellato.
Ho saputo però, sia dallo stesso Castellani che da altre persone ipercritiche e mai indulgenti che il lavoro, da te fatto, di ricerca e di inquadramento storico, è originalissimo e di eccezionale interesse: oltre che di notevole impegno. Non sarebbe il caso di pubblicarlo?

Grazie, grazie ancora del Tuo pensiero per me. Spero poterti vedere presto! Ti mando il mio saluto più affettuoso

Nino

*

[Il film di Renato Castellani era Il brigante (1961) «prodotto dalla Cineriz di Angelo Rizzoli, che co-produrrà anche Venere Imperiale (1962) diretto da Jean Delannoy. A proposito di questo film (...) Rol dovette essere interpellato come esperto di Napoleone, della sua famiglia e dell’epoca napoleonica, visto che il film è incentrato sulla figura di Paolina Bonaparte, sorella dell’Imperatore. Venne interpretato da Gina Lollobrigida che poi vinse nel 1963 il David di Donatello e il Nastro d’argento come miglior attrice protagonista. Non è dato sapere se il “lavoro” di Rol sia stato conservato, chissà che non possa essere ritrovato in futuro negli archivi della Rizzoli» (Fellini & Rol. Una realtà magica, p. 443)]

*

[il 19 marzo avevo pubblicato un'altra lettera di Rota]

Rota Rol 1961


GIUGNO 2022

26/06

(da un mio post del 26/06/2022, qui)

A proposito della famiglia Buffa di Perrero, amici di G.A. Rol (Carlo è anche uno dei conoscitori delle tecniche di illusionismo che ha escluso che Rol se ne servisse), segnalo questo (...) [segue condivisione di post, che però riprende il contenuto di un articolo del 2017, per cui riproduco qui sul sito l'originale]:

« –Ricordi di famiglia

(di Mariolina Cattaneo, 09/01/2017, su ana.it)

È lì tra i ricordi più nitidi della mente, dove si concentra la forza visiva. Basta chiudere gli occhi e riappare con i suoi contorni irregolari. Una tavolozza di colori dall’oro al rosa s’alternano sulla lunga cresta che dalla Forcella Staunies, cala rapidamente tra mughi e lariceti della Val Padeon. Il Gruppo dolomitico del Cristallo abbraccia Cortina e pare immacolato. Sono invece numerosissimi gli alpinisti che lo percorrono in sicurezza, grazie alle vie ferrate, agli aerei percorsi su esigue cenge che tagliano le crode, oltre la quota degli alberi.

Lì, ancora oggi, si cammina tra resti di baracche e ricoveri in caverna della prima guerra mondiale. Nei primi mesi del 1915, il maggiore Carlo Buffa di Perrero, di nobile stirpe, comandava il battaglione Cadore. Due volte ferito, sempre accanto ai suoi alpini, venne decorato con una medaglia d’argento. Le belle immagini d’epoca e la sua grafia rigorosa, dai tagli ascendenti, rimandano a un uomo che altro non poteva essere nella vita se non un signor comandante. Alto, magro, le spalle quadre e aperte, lo sguardo consapevole che punta lontano. I baffi umbertini nascondono un sorriso appena accennato.

La discendenza dall’antica nobiltà sabauda si rivela nel portamento fiero proprio di colui che affronta il destino a viso aperto, senza chiedere sconti. Era nato a Torino il 20 dicembre 1867 e rimasto orfano da bambino del padre Vincenzo, venne avviato alla carriera militare. «Mio nonno Carlo morì il 4 novembre 1916 sul Carso, colpito da una granata ».

Dall’altro capo del telefono c’è Carlo che del nonno, oltre al nome, ha ereditato il titolo di alpino... duramente guadagnato sul campo, prima alla Scuola Militare di Aosta, fabbrica di grandi uomini, nel 62º corso Auc e poi come tenente al battaglione Susa. Una famiglia piemontese che da sempre guarda alle montagne perché formative nel corpo e nello spirito. «Il mio bisnonno Vincenzo fu tra i fondatori, insieme a Quintino Sella, del Club Alpino Italiano.

Lui ed altri alpinisti in cordata nel 1877, portarono sulla vetta del Monviso una Madonnina alta un metro scolpita in un ciocco di larice. Poi, a sessant’anni di distanza, poco prima della seconda guerra mondiale, mio padre Ermanno allora direttore generale del Cai, durante un’escursione prese con sé la Madonnina, danneggiata dalle intemperie, e la portò nel locale invernale del rifugio Quintino Sella in attesa di trasferirla al Museo Nazionale della Montagna di Torino dove sarebbe rimasta come un pezzo della storia del Re di Pietra. Ma al Museo non arrivò mai. Alcuni militari di passaggio la scambiarono forse per legna da ardere e la bruciarono».

I ricordi del bisnonno Vincenzo, del nonno Carlo eroe alpino medaglia d’oro sul Carso, del padre Ermanno esonerato dalla naja perché orfano di guerra sono Carlo Buffa di Perrero, tenente del btg. Susa, durante l’orazione nel cimitero di Cavour, accanto alla tomba di famiglia, in occasione della cerimonia per il centenario dalla morte del nonno Carlo Buffa di Perrero: Encomio solenne in Libia, MAVM sul Cristallo e MOVM sul Carso, caduto a Castagnevizza il 5 novembre 1916. tanti, alcuni vissuti in prima persona, altri preziosa eredità familiare.

Carlo ne parla volentieri ed emerge chiaro come la nobiltà dei Buffa più che ai salotti buoni e alle feste di palazzo rimandi alle montagne, alla neve, ai deserti rocciosi. Non c’è testimonianza più duratura della montagna. Essa non cancella, ma conserva e rimette quanto accaduto nei boschi e sulle cime nelle mani di chi le si avvicina con consapevolezza e conoscenza.

Archiviata la naja perché considerata roba d’altri tempi, non ci restano che le terre alte e la grande famiglia alpina. E la montagna del comandante Buffa di Perrero e dei suoi uomini, con quel grande canalone e la Croda Rossa davanti. E la sua baracca, incastonata come una pietra preziosa nella roccia rosea. Finalmente in pace.»

Ricovero Alpini monte Cristallo Carlo Buffa Perrero
Nella foto il Ricovero degli Alpini del Maggiore Carlo Buffa di Perrero sul monte Cristallo, situato a 2760 metri.

* * * * *

25/06

(da un mio post del 25/06/2022, qui)

Si è di recente (...) fatto accenno a Rol in relazione a Rudolf Steiner ed Helena Blavatsky. Nel 2008, nel mio Il simbolismo di Rol avevo già dedicato molte pagine alla questione, e mostrato, sulla base di evidenze e non di opinioni, sia le indebite analogie tra Rol e Blavatsky che la non ascrivibilità di Rol all'antroposofia, sulla quale ebbe appena qualche apprezzamento mirato. Non Gustavo, ma Il fratello di Gustavo, Carlo, "frequentava" a Buenos Aires la "Sociedad Teosofica Argentina", e come lui stesso ebbe a dire a Gustavo, «soltanto per servirmi della fornitissima biblioteca occultistica», e non perché aderisse al teosofismo. Rimando al mio libro, la cui versione in pdf (...) si può consultare agilmente e si possono trovare rapidamente i punti della questione digitando "Blavatsky, teosofismo, Steiner", ecc.

* * * * *

08/06

(da un mio post del 08/06/2022, qui)

Il 14 marzo 1995, sei mesi dopo la morte di Gustavo A. Rol, si tenne a Milano un'asta presso Sotheby's di gran parte degli arredi della sua abitazione, così come di dipinti, ceramiche, argenti e altri oggetti. Il catalogo di quell'asta è piuttosto raro, per cui lo rendiamo disponibile ora, al seguente link:

https://2000-2013.gustavorol.org/Catalogo_Sothebys_Asta_Rol_1995.pdf

[p.s. L'asta fu una diretta disposizione testamentaria di Rol. Il ricavato, per suo volere, andò ai figli del fratello Carlo che era emigrato in Argentina.]

* * * * *

07/06

(da un mio post del 07/06/2022, qui)

Una bella recensione della giornalista e scrittrice Paola Giovetti – che ringrazio – al mio libro Fellini & Rol. Una realtà magica:

«Chi si occupa di Gustavo Adolfo Rol non può non aver letto i libri di Franco Rol, suo lontano cugino, che da anni si dedica con grande competenza alla documentazione relativa all’illustre parente. Ha già pubblicato alcuni libri densi di notizie, fenomeni, testimonianze ('L’uomo dell’impossibile', vol, I e II e 'Il simbolismo di Rol', tutti reperibili su Amazon) e ora esce questo quarto libro, più specialistico, che racconta la grande amicizia tra Rol e Fellini. Un’amicizia della quale Franco Rol esamina e descrive ogni aspetto, dagli inizi negli anni Sessanta fino alla morte del regista, che precedette di un anno quella di Gustavo (1994), sempre sulla base di una documentazione ineccepibile, che è l’asso nella manica di tutti i libri di Franco Rol, affinché nulla vada perduto di tutto ciò che riguarda Gustavo, il grande Gustavo Rol.
Benchè siano passati molti anni dalla morte di Rol, l’interesse intorno alla sua persona non decade, al contrario, e quindi ben vengano libri che illuminano aspetti diversi della sua personalità, come questo.
Gustavo Rol ebbe moltissimi amici, torinesi e non, medici, industriali, giornalisti, artisti, pittori, musicisti; ma l’amico per eccellenza credo di poter dire che fu Federico Fellini, il cui interesse per il Mistero fu sempre grandissimo. Franco Rol, con lavoro capillare, ricostruisce l’amicizia tra questi due Grandi, la loro frequentazione, le sedute a Torino e anche tanti fenomeni spontanei che con Rol erano frequenti, i consigli che Fellini chiedeva all’amico per il suo lavoro e le sue scelte. Viene ricostruita con cura anche la nota vicenda de 'Il viaggio di Mastorna', il film che Fellini avrebbe voluto realizzare e che invece non fece. Sfilano davanti agli occhi del lettore personaggi straordinari, attori, registi, scrittori, giornalisti, politici, persone di cultura, si rivive un mondo molto vicino a noi ma che purtroppo in gran parte non c’è più e di cui opere come quella di cui stiamo parlando consentono di cogliere i bagliori.
Una lettura affascinante - e anche chi crede di saper tutto del celebre Illuminato torinese troverà tanti elementi nuovi con cui nutrire il suo interesse per il Mistero: quel Mistero di cui Gustavo Adolfo Rol è stato grande protagonista.
Un ampio inserto fotografico, comprensivo anche di lettere inedite, completa e arricchisce quest’opera».

(rivista Luce e Ombra, fasc. 2, apr-giu. 2022, pp. 188-189)


MAGGIO 2022

29/05

(da un mio post del 29/05/2022, qui)

La Madonna della Divina Grazia, dipinto murale realizzato all'inizio degli anni '60 e terminato nel 1966, ad opera di suor Teresa del Bambin Gesù (Maria Emilia Germano, 1925-2018), presso il Centro Mater Divinae Gratiae di Rosta.

Da esso è stato tratto il particolare del volto e di Gesù bambino, usato in copertine di opuscoli di preghiera – come nella immagine – e nei quadretti che Rol regalava a conoscenti ed amici, pubblicato nel post precedente.

(nota: l'iconografia religiosa, come in questo caso, ha carattere eminentemente simbolico, e non intende essere una rappresentazione realistica della vera madre di Gesù, della quale del resto non si conoscono i veri tratti).

[il dettaglio del volto nel post precedente]

Madonna Divina Grazia Rosta ROL
* * * * *

28/05

(da un mio post del 28/05/2022, qui)

Ritratto di Madonna con Gesù Bambino che Rol ha talvolta regalato a conoscenti e amici.

In anni recenti è stato possibile raccogliere informazioni precise su questa immagine, conosciuta come Madonna della Divina Grazia, particolare di una figura intera dipinta da una suora nei primi anni '60 in un istituto religioso di Rosta, vicino a Torino (analisi dettagliata, testimonianze e commenti in L'Uomo dell’Impossibile, vol. III, pp. 347-351).

È stato affermato che ha gli occhi di Rol...

[p.s. la figura intera nel post successivo]

Madonna Divina Grazia Rosta ROL dettaglio
* * * * *

18/05

(da un mio post del 18/05/2022, qui)

Rol il 30 maggio 1987 nella chiesa della Gran Madre a Torino, in occasione di un matrimonio.

(alla sua sinistra, in grigio, Elda Rol (moglie del cugino Franco Rol, industriale e pilota); alla sua destra, in bianco, Maria Teresa Belluso, sorella di Elda, madre della sposa; dietro di essa Franco Rol (attuale biografo di Rol, allora 14enne) e la madre Raffaella, figlia di Elda.
Foto inedita, pubblicata in B&N nel 3º vol. de L'Uomo dell’Impossibile)

Rol a matrimonio Belluso con Franco Elda Raffaella

* * * * *

16/05

(da un mio post del 16/05/2022, qui)

Su Amazon i miei libri hanno avuto molte recensioni positive, in particolare vorrei qui condividere quella fatta nel 2018 a L'Uomo dell'Impossibile (primi due volumi) dal gentilissimo Enzo Barillà, scrittore e traduttore, che ringrazio per la presenza sempre attenta e precisa:

«Il libro è suddiviso in due distinti volumi, che totalizzano 845 pagine oltre a 32 tavole fuori testo. È la summa, aggiornata all’anno 2015, di 1169 episodi (suddivisi in 49 distinte categorie) raccolti con certosina pazienza dall’Autore nel corso di un decennio, riguardanti – come dice il sottotitolo – “Esperimenti, prodigi, miracoli di Gustavo Adolfo Rol”. Provo un certo imbarazzo nello stilare queste note, perché so che sarà molto difficile rendere a quest’opera tutto il merito che le spetta.
Costituisce un passaggio indispensabile a chi voglia accostarsi - con metodo, serietà e apertura mentale – alla sterminata fenomenologia rolliana, che lascia letteralmente sbalorditi per qualità e testimonianze. Che io sappia, esiste un unico precedente per quanto riguarda l’importanza e numero dei fenomeni raccolti, ed è quella, operata nel corso di una vita intera, da parte di Ernesto Bozzano, considerato il più grande ricercatore italiano del paranormale. Ma quest’ultima parola non deve sviarci e trarci in inganno. I fenomeni prodotti da Gustavo Adolfo Rol solo in apparenza appartengono alla sfera del paranormale, perché in realtà hanno origine e finalità totalmente diverse da quelle prodotte nell’ambito di sedute medianiche.
Gustavo Adolfo Rol per tutta la vita ha negato di essere un medium o un sensitivo, o – peggio ancora – un mago. E per tutta la vita gli sono state affibbiate queste etichette da parte di giornalisti o addirittura da parapsicologi. Il lettore si accorgerà molto presto di quanto costoro si fossero sbagliati, perché Rol, col suo agire costante nei decenni, col suo stile di vita, con la sua devozione, è stato soprattutto un “santo laico”, che ha trascorso la vita aiutando miriadi di persone in difficoltà morale o materiale. Sempre Rol ha operato per il bene altrui con spirito di dedizione e sacrificio. Ciò lo distingue indubitabilmente da medium e sensitivi in genere, per non parlar dei maghi.
Chiarito questo punto fondamentale, sfilano davanti ai nostri occhi gli episodi più incredibili, riportati da decine e decine di persone diverse, che in molti casi nemmeno si conoscevano tra loro. Le loro testimonianze costituiscono un’impalcatura solida e credibile, direi inattaccabile, sia perché talvolta il medesimo episodio è riportato da fonti diverse, sia perché i testimoni sono mossi da spirito di verità, e nulla avrebbero da guadagnare nel raccontare favole. Anzi, in molti casi sono medici, avvocati, industriali, parapsicologi, scrittori, giornalisti, ingegneri: tutte persone con la testa sulle spalle, i piedi ben piantati per terra e ben radicati nella vita reale. Persone pratiche poco inclini a farsi prendere in giro.
Solo qualche sparuto scettico, qualche prestidigitatore affamato di notorietà a buon mercato, ha tentato – senza riuscirci – di ricondurre la fenomenologia rolliana a effetti illusionistici. Hanno tentato di screditare Rol senza averlo mai né conosciuto né assistito ai suoi “esperimenti”. Ma il tempo è galantuomo, e il libro riporta anche le recenti testimonianze di illusionisti professionisti che escludono tassativamente trucchi o inganni perpetrati da Rol.
Resta dunque lo sbigottimento di chi – come me – si attendeva, dopo l’attenta lettura del presente testo, una presa di posizione da parte del Cicap, che statutariamente dovrebbe dedicarsi all’investigazione della fenomenologia rolliana.
In conclusione, l’antologia curata da Franco Rol, Autore del libro, rappresenta un punto fermo, un caposaldo, che non può essere ignorato e il forte revival dell’interesse di tantissime persone verso il suo parente lo attesta.
Da leggere in abbinamento all’altro suo libro, “Il simbolismo di Rol”».

* * * * *

15/05

(da un mio post del 15/05/2022, qui)

È in uscita Gustavo Adolfo Rol. L'uomo oltre l’uomo, della giornalista e scrittrice Paola Giovetti, che conobbe Rol negli anni '80.

Prefazione di Anselma Dell'Olio, postfazione di Franco Rol.

L'autrice presenterà il volume sabato 21 maggio al Salone del Libro di Torino.

[Nota dicembre 2024: Ho scritto la postfazione al libro dopo aver letto il manoscritto, ma non la prefazione di Dell'Olio, sulla quale altrimenti avrei speso qualche critica, che ho poi fatto a settembre 2024 nell'ambito della recensione-libro alla sua docufiction. Cfr. "Enigma Rol. Una occasione mancata", p. 210 e sgg.]


Giovetti Rol 2022

* * * * *

11/05

L'UOMO DELL'IMPOSSIBILE - VOLUME 3

(da un mio post del 11/05/2022, qui)

Nel 2015 avevo pubblicato la terza edizione della mia antologia L'Uomo dell’Impossibile, divisa in due volumi rispetto alle edizioni precedenti del 2012 e 2014, per la mole di materiale accumulatosi fino ad allora.
Tra il 2015 e il 2022 ho proseguito con la ricerca e l'archiviazione di nuove testimonianze che non solo sono continuate, ma sono aumentate progressivamente grazie soprattutto alle reti sociali, che hanno permesso contatti e interazioni crescenti con i testimoni.
Non essendo praticabile una quarta edizione, ho quindi optato per la pubblicazione di un terzo volume, che ha superato le 500 pagine.
Con esso, l'antologia raggiunge complessivamente le 1.400 pagine, e un totale di casi recensiti e classificati di 1551 (382 in più), suddivisi in 50 possibilità supernormali.
Come sempre, vi si troverà moltissimo materiale inedito, sia come testimonianze che come analisi.
Il volume è disponibile su Amazon e altri stores.

(nota: il prezzo di copertina è di 35 euro – salvo variazioni del retailer – un valore proporzionalmente molto inferiore, nonostante le apparenze, rispetto alle altre monografie su Rol. Per fare un raffronto che renda l'idea: oltre al numero superiore di pagine e al formato maggiore, il contenuto effettivo (205 mila parole, 1.225.0000 caratteri) corrisponde per esempio a 5 volte quello del libro di Remo Lugli (Gustavo Rol. Una vita di prodigi, 40.000 parole, 232.000 caratteri) o a circa 6 volte quello di Carla Perotti (Gustavo Rol. Il mio primo maestro, 34 mila parole, 174 mila caratteri); all’Autore arriva in genere più o meno il 10% del prezzo di copertina, lordo)

Franco Rol Uomo Impossibile 3 2022


APRILE 2022

30/04

I Nove Iniziati e altri argomenti

(da un mio post e video del 30/04/2022, su fb su yt)

Registrazione di una conversazione avvenuta nel 1975 tra Rol e alcuni amici ed invitati (a casa di amici di Rol), parte dell’Archivio Franco Rol.
Sono toccate varie tematiche: la musica, l'immaginazione a confronto con la fantasia, l'assoluto a confronto col relativo, la santità, Padre Pio, i Nove Iniziati e Napoleone, argomenti, questi, trattati per la prima volta ne Il simbolismo di Rol (2008).
Divulgato all’epoca come allegato audio al testo, anche su CD, viene ora riproposto in video insieme alla trascrizione.
È uno dei documenti originali più significativi, direttamente dalla voce di Rol.

(per un ascolto migliore, si consigliano auricolari. L'audio è stato recuperato e digitalizzato nel 2002 da uno studio professionale, da cassette (nastri) di scarsissima qualità)

* * * * *

28/04

Un incontro con Rol. Il samurai, la ruota e l'olio.

(da un mio post e video del 28/04/2022, su fb e yt)

Roberto Pinotti, co-fondatore del CUN, il Centro Ufologico Nazionale, riferisce di un incontro negli anni '60 tra il suo amico Spartaco Bartoli e Gustavo A. Rol.

* * * * *

13/04

Oggi 13 aprile il quotidiano La Stampa ha dedicato quasi due pagine intere al rapporto tra Fellini e Rol, prendendo spunto dal libro appena uscito Fellini & Rol. Una realtà magica.

L'articolo, dal titolo infelice «Amici di prestigio» (perché vorrebbe alludere chiaramente ai giochi di prestigio), contiene due errori che vanno segnalati:

1) viene detto, sin dall'occhiello, che «era stato Dino Buzzati a fare incontrare questi due uomini straordinari», ciò che nel libro viene contestato, dimostrando invece che fu Leo Talamonti, nel primo incontro ufficiale – sempre che Fellini e Rol non si siano incontrati in precedenza – che avvenne nel 1963 (Buzzati conobbe Rol solo due anni dopo, nel luglio 1965).

2) si dice poi che Rol «considerava gli esperimenti prodotti dalla sua mente nient’altro che giochi. Lo racconta Franco Rol», mentre invece l'autore (e qui scrivente) non ha mai affermato nulla del genere, piuttosto l'esatto contrario; Rol del resto detestava che li si chiamassero giochi, pur chiudendo un occhio con qualcuno come Fellini che poteva prendersi anche la licenza di chiamarli così, ben sapendo però, il grande regista, che giochi non lo erano affatto, come mostrano varie sue dichiarazioni citate anche nel libro. L'elemento ludico era una componente che si inseriva su un registro diverso, psicologico e relazionale, non sull’essenza di quelli che Rol chiamava invece esperimenti, e che del gioco non avevano appunto nulla, né del resto erano prodotti della “mente”, con cui si intende di norma una “coscienza comune”, bensí manifestazione di quella che lui chiamò “coscienza sublime”, stato psicofisiologico analogo del nirvana, espressione dell’illuminazione che trascende la mente e che consente possibilità che alla coscienza comune sono precluse, perché in contatto con una dimensione più allargata rispetto all’individuo e che si suole chiamare, in Occidente, “Spirito”.

Ecco due citazioni, tra le altre, su Rol che puntualizza che non si trattava di giochi, ma di esperimenti:

Cesare Romiti:
«dovetti ammettere che non c’erano trucchi, o che per lo meno erano assolutamente impossibili da scoprire, gli dissi allora che avrei avuto piacere di poter assistere ancora ai suoi giochi. Lui mi rispose: “I miei sono esperimenti, non giochi”».

Giuditta Dembech:
«Molti hanno definito “giochi” i prodigi che Rol era in grado di operare, forse perché tutto accadeva in un ambiente di gioiosa serenità, sfrondato da ogni ritualismo. La parola “gioco” lo feriva, poiché ogni sua più piccola manifestazione proveniva dai mondi dello Spirito, e la gente, assetata soltanto di fenomeni, non riusciva a capirlo. “Devo dire che non ho mai intrattenuto con “giochi” i miei ospiti, perché ogni mia azione ha sempre un significato morale”».
(citati anche in: Rol, F., Fellini & Rol. Una realtà magica, Reverdito Editore, 2022, pp. 90-91)

Stampa Fellini Rol Franco 13.04.2022 Stancanelli
* * * * *


09/04

(da un mio post del 09/04/2022, qui)

Dal momento che in Fellini & Rol le immagini che ho scelto sono pubblicate, per necessità editoriale, in bianco e nero, approfitto di questa piattaforma per pubblicarne ancora qualcuna a colori.
Questa è la copertina di una monografia sull'"audizione colorata" – una forma di sinestesia – oggetto di una conferenza tenutasi nel 1895 a Roma.

Audizione colorata DeVescovi 1895
* * * * *

02/04

(da un mio post del 02/04/2022, qui)

Federico Fellini da ragazzo e anche da adulto amava i fumetti di Mandrake. Ne parlo nel mio libro Fellini & Rol, dove ho anche pubblicato qualche vignetta tra cui la seguente, che qui riproduco a colori, scelta per mostrare un punto di contatto con una delle possibilità autentiche di G.A. Rol, esplicitata qui da Theron, il maestro platonico-tibetano di Mandrake.

Tale possibilità è nota in India da millenni.

Theron maestro Mandrake attraversa muro come ROL


MARZO 2022

29/03

(da un mio post del 29/03/2022, qui)

Lettera di Federico Fellini a Gustavo Adolfo Rol

(pubblicata nel mio libro Fellini & Rol. Una realtà magica, 2022; qui di seguito anche la trascrizione)

« Roma - 21 - 11 – 74

Gustavone carissimo

penso sempre di venire a farti un salutino e a caricarmi di energia e di entusiasmo ma poi succede sempre qualcosa che mi obbliga a rinunciare. Nino Rota mi ha portato i tuoi pensieri affettuosi e mi ha detto che stai facendo dei quadri molto belli. Li vedrò prestissimo.
Unisco a questo frettoloso scritto una lettera di una povera signora così disperata che non so decidermi a dimenticarla. E così te la mando perché so della tua grande bontà e in parte mi sento sollevato dal rimorso di importunarti.
Ti abbraccio potente amico e arrivederci presto

tuo

Federico »


lettera Fellini Rol 21.11.1974

* * * * *

29/03

(da un mio post del 29/03/2022, qui)

Dalla recensione di Enzo Barillà (su amazon.it) del 28 marzo 2022 al mio libro Fellini & Rol. Una realtà magica:

«...questo testo fornisce un resoconto del pluridecennale rapporto intercorso tra il grande regista e Gustavo Adolfo Rol, ma non è una semplice raccolta di aneddoti, è molto di più. In effetti, il sottotitolo “Una realtà magica” fa capire dove ambisce a condurre la pubblicazione, percorrendo un sentiero che spazia attraverso l’assoluta e comprovata realtà degli “esperimenti” che resero Gustavo Rol famoso in tutto il mondo (e purtroppo oggetto di attacchi condotti da detrattori sovente in perfetta malafede, paladini di uno scientismo morto e sepolto da molto tempo) per approdare all’antica e immortale saggezza dell’Oriente. Il libro illumina il lato di esoterica curiosità di Federico Fellini, una componente ravvisabile in diversi film, tra cui – a titolo esemplificativo e non esaustivo – ricordo “Giulietta degli spiriti”. Fellini si riferiva a Gustavo Rol come “mago Rol” (ma si badi bene a intendere l’appellativo “mago” nel suo appropriato e non volgare significato!) e a sua volta il regista realizzava nei film un’opera di magia allorché introduceva lo spettatore in dimensioni non più condizionate dal vincolo della materia, in un regno dove trionfano poesia, sensibilità e fantasia. Se vogliamo, il regno in cui vivono i bambini. Si potrebbe affermare che sia Fellini sia Rol custodivano in sé qualcosa di puro e fanciullesco, che si esprimeva in scherzi e innocenti birichinate. L’opera di Franco Rol si distingue per la meticolosa precisione con cui ha raccolto materiale molto copioso (ne fa fede la ricchezza delle note a piè di pagina, ben 717 in totale), per il rigoroso metodo di lavoro basato sull’analisi comparata della fenomenologia, e per la piacevole esposizione di dati e fatti che rende avvincente la lettura del testo. Spero che questo Autore voglia presentarci presto i lavori in corso d’opera a cui ripetutamente accenna qua e là, e che personalmente considero di grande interesse per chi desidera intraprendere un cammino il cui ultimo approdo è costituito dalla “realtà dell’anima”. Concludo con parole di elogio per la bella veste grafica del libro e la professionalità con cui l’editore Reverdito ha realizzato l’opera; sarebbe stata ancora maggiormente preziosa se l’inserto fotografico di 16 pagine fosse stato stampato a colori anziché in bianco e nero (il che avrebbe con tutta probabilità troppo innalzato il costo di stampa...).»

* * * * *

24/03

(da un mio post del 24/03/2022, qui)

Gianfranco Angelucci è il maggior esperto vivente della vita e dell'opera di Federico Fellini, nonché una persona sensibile e un bravissimo scrittore.

[condivisione del video-post di G. Angelucci dove recensisce il mio libro "Fellini & Rol. Una realtà magica". Qui di seguito il commento associato al video e uno screenshot dallo stesso]

«L'articolo sul libro dedicato ai prodigi incrociati di Rol e Fellini sembra sia stato accolto con vivace curiosità, e ciò mi sollecità a rilanciare l'argomento. Leggere, come ben sappiamo, allunga la vita e spesso la salva, ma alcune volte le parole creano un viatico più spontaneo. Ho ascoltato i racconti di Fellini su Rol, fin da quando ero ragazzo, agli inizi del nostro lungo rapporto, ed erano sempre pervasi di una meraviglie e di un entusiasmo inesauribili. Ora ne apprendiamo molte ragioni attraverso questo libro imperdibile di Franco Rol così ricolmo di episodi provati con testimonianze incrociate, da risultare indispensabile. E soprattutto così carico di 'coincidenze' nel vissuto dei due personaggi da consentirci di inquadrare con sempre maggior lucidità il tragitto magico e artistico di Fellini».

[Il video può essere visto anche qui]

Angelucci recensione Fellini Rol 2022
* * * * *

24/03

(da un mio post del 24/03/2022, qui)

Nel mio libro Fellini & Rol ho riportato alcuni brani dal significativo romanzo iniziatico di Gustav Meyrink, Il volto verde. Ho anche riprodotto la copertina della prima edizione italiana del 1931, ma in bianco e nero. La pubblico qui a colori.

Meyrink Faccia Verde 1931
* * * * *

22/03

(da un mio post del 22/02/2022, qui)

Gianfranco Angelucci è uno dei principali biografi di Federico Fellini, scrittore, sceneggiatore, co-sceneggiatore di Intervista (1987). Cosí ha presentato il 21 marzo, su uno dei suoi profili, la monografia appena uscita Fellini & Rol, con articolo dedicato:

«Ecco un libro formidabile, per cui entusiasmarsi. Un discendente del grande, inafferrabile Gustavo Rol, ci rivela tutti i segreti che accomunano il misterioso personaggio a Federico Fellini nella instancabile incursione nel paramormale. Esperimenti sbalorditivi, prodigi che sfidano la razionalità e le leggi di natura, in grado di dischiudere uno scenario stupefacente e inquietante. Ogni episodio puntigliosamente provato dai racconti incrociati di testimoni oculari della cui statura mentale e onestà intellettuale è impossibile dubitare. Una narrazione abbagliante».

E quello che segue è l'articolo.

https://www.articolo21.org/2022/03/fellini-rol-di-franco-rol

* * * * *

19/03

(da un mio post del 19/03/2022, qui)

Lettera a Rol del compositore Nino Rota (vincitore, tra gli altri, dell'Oscar per la colonna sonora del Padrino II nel 1975), pubblicata per la prima volta nel libro di Franco Rol Fellini & Rol. Una realtà magica (2022). Qui ne diamo anche la trascrizione. Rota conobbe Rol all'inizio del 1948.

«Roma-Bari 15 V 1948

Caro Dott. Rol,

questo tempo è volato per me come per incanto e mi sembra siano solo pochi giorni che ci siamo lasciati a Trani!
Io ho molte difficoltà a scrivere; per di più ho passato e passo un periodo di eccessivo lavoro, e di molta scontentezza intima.
Ma la verità è che non so che cosa, né come scriverLe; ho sentito in Lei una corrente così spontanea di simpatia, che qualsiasi parola di ammirazione o di riconoscenza mi sembra povera e inadeguata. Dal nostro incontro a Trani Lei ha occupato spesso e profondamente il mio pensiero e il mio sentimento. Quanto Lei mi ha prodigato è per me inestimabilmente fecondo.
Non so che altro dire... Mi auguro molto di ritrovarmi con Lei, e presto: anche se non ne vedo ancora l'occasione prossima.
Invidio gli amici Pinna. Me li saluti. Dica a Maria Teresa che, la sera che sono partiti, sono andato alla stazione (volevo darle una cravatta color turchese, che avevo trovato a Roma, come la mia che le piaceva). Ma come perdo i miei treni, così ho perduto anche il loro!

Mi creda Suo
Nino R.»

(gli «amici Pinna» erano amici comuni di Rota e Rol)

Lettera Rota Rol 1948
(Foto © Franco Rol – Archivio Storico del Comune di Torino)

[La lettera è poi stata pubblicata, trascritta, contestualizzata e commentata anche ne "L'Uomo dell'Impossibile", vol. V, 2022, pp. 52-54]

* * * * *

17/03

(da un mio post del 17/03/2022, qui)

Articolo in uscita domani su Oggi, sul mio libro Fellini & Rol. Tra titolo e occhiello sono riusciti in un breve spazio ad accoppiare insieme le solite sbagliate definizioni (mago, sensitivo) e nonostante nell'articolo, scritto in fondo bene, si citino precisamente le mie parole:

«Giornalisti e autori distratti continuano ancora a definire Rol come sensitivo, medium, mago...»

Ma perché mi sono dimenticato di aggungere anche: editori e redazioni? (che spesso si occupano dei titoli)
Penso che nel prossimo libro lo metterò direttamente in copertina, tipo:

«Rol, il NON-mago, NON-sensitivo, NON-medium»

chissà se insisteranno ancora!

Potete comunque leggere l'articolo subito, qui.

* * * * *

10/03

(da un mio post del 10/03/2022, qui)

Lettera di Federico Fellini a Gustavo Adolfo Rol del 19 ottobre 1963, pubblicata per la prima volta nel 2022, nel mio libro Fellini & Rol. Una realtà magica.

lettera Fellini Rol 19.10.1963

(foto: © Franco Rol, da: Archivio Storico del Comune di Torino)

[Poi pubblicata, trascritta, contestualizzata e commentata anche in "L'Uomo dell'Impossibile", vol. V, 2022, pp. 62-63]

* * * * *

07/03

(da un mio post del 07/03/2022, qui)

Un commento [su La Repubblica] del giornalista e scrittore Gabriele Romagnoli che prende spunto dalla "duografia" Fellini & Rol appena uscita:

«La prima cosa bella di lunedì 7 marzo 2022 sono Fellini & Rol, il libro sulla loro amicizia, ma soprattutto loro due. Se soltanto fosse possibile averli ancora qui...
La "duografia" di Franco Rol, che di Gustavo è lontano parente, è documentata e meticolosa, ma loro due ne escono, non ce la fai a contenerli. A volte penso che se potessi trascorrere un giorno con qualcuno che non c'è più sceglierei loro, perché sarebbe un gran divertimento. Erano specie evoluta: uomini che non hanno mai smesso di coltivare il bambino in sé, né di cercare altro fuori e dentro di sé. Possibilità. Fantasie. Esperimenti. Giochi.
Vorrei che facessero le vocine al telefono per ingannare chi chiama dicendo di essere la segretaria del regista o la governante del dottore. Andare al ristorante e vedere Rol scrivere a distanza "maiale" sul tovagliolo di un commensale distante che s'abbuffa. E Fellini ridere quando quello si blocca mentre se lo porta alla bocca. Vorrei sentire Fellini che racconta i suoi sogni disegnandoli su un quaderno e Rol che annuisce lasciando intendere che non sono esattamente e non solo "sogni". Vorrei essere lì mentre evocano anime, spazzano via tutto questo grigio scuro, questa fame di cose già masticate, questa viltà del quotidiano con una pennellata senza pennelli, con uno scherzo senza ferocia, con uno sguardo dove niente appare e tutto è».

* * * * *

05/03

(da un mio post del 05/03/2022, qui)

È stato venduto all'asta [qui] il 2 marzo il dipinto di G.A. Rol Le rose senza tempo, appartenuto all'attrice Valentina Cortese.

asta Valentina Cortese Rose Rol 2022
Dopo Bolaffi nel 2020 (qui), è questa la seconda volta che un dipinto di Rol viene venduto all'asta. Il valore battuto è stato di 19.000 euro (23.750 con la commissione).

* * * * *

03/03

(da un mio post del 03/03/2022, qui)

FELLINI & ROL. UNA REALTÀ MAGICA
(Reverdito Editore, 2022 – 464 pagine)

È appena uscito un nuovo capitolo del work in progress che da anni sto dedicando a G.A.Rol, questa volta focalizzato sulla sua amicizia col regista Federico Fellini.
Come di consueto contenuti e analisi in gran parte inediti e approfondimenti necessari per comprenderne il “Mistero”. Anche su Fellini informazioni nuove ed elementi biografici mai indagati prima.

Franco Rol Fellini realta magica 2022

[Dall'aletta di copertina]

– «Quando incontrai per la prima volta Fellini» scriveva Rol nel 1980 «mi accorsi di quanto acuto fosse lo sguardo del suo “terzo occhio” e di quale abissale fantasia la sua mente fosse capace». Anni prima, nel 1964, Fellini dal canto suo già diceva di Rol: «Certo è l’uomo più sconcertante che io abbia incontrato. Sono talmente enormi, le sue possibilità, da superare anche l’altrui facoltà di stupirsene». In seguito ripeterà, a confidenti ricettivi o giornalisti poco attenti, che la sua vita si divideva in “prima di Rol” e “dopo Rol”.
Citato spesso di sfuggita, e non sempre in modo appropriato, da critici e biografi di Fellini come “mago Rol” (qualifica usata però talvolta anche dallo stesso Fellini – in una via di mezzo tra Merlino e Mandrake – nonostante fosse al corrente della disapprovazione di Rol) è forse la figura più importante nella vita di Fellini, tanto incompresa quanto probabilmente un po’ scomoda, al cuore dei suoi veri interessi sin da quando era bambino: la “magia”, il paranormale, le intuizioni dello spirito. Questo perché lo stesso Fellini aveva fatto esperienze reali in tal senso e cercato risposte e conferme per tutta la vita.
Viene finalmente approfondita la loro amicizia, mettendo in luce le affinità artistiche, caratteriali ed esistenziali di entrambi e svelando anche numerosi aspetti inediti e significativi delle rispettive biografie. –